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note sulle dee

 



 

sandra muzzi

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DEMETRA

DEA DELLE MESSI, NUTRICE E MADRE

profilo mitologico  (*)

Demetra, dea delle messi, presiedeva all’abbondanza dei raccolti. I romani lawpe5.jpg (8042 byte) conoscevano come Cerere, da cui la parola cereale.

Nell’Inno a Demetra veniva descritta come “quella temibile dea dagli splendidi capelli e dalla spada d’oro”, (probabilmente un’immagine poetica per indicare il covone di grano maturo che era il suo simbolo principale). Veniva raffigurata come una bellissima donna dai capelli d’oro, vestita di blu o, soprattutto nella scultura, come una figura matronale seduta.

Parte del nome di Demetra, meter, sembra significare “madre”, ma non è affatto chiaro a che cosa si riferisca il de, o il più antico da. Veniva venerata come una dea madre, in particolare madre delle messi e della fanciulla Persefone (la romana Proserpina).

La vita di Demetra  ebbe inizio allo stesso modo funesto di quella di Era: fu la secondogenita di Rea e Crono e la seconda a essere da lui inghiottita.

Fu la quarta consorte regale di Zeus (Giove), che le era pure fratello, precedendo Era che fu la settima e ultima. Dall’unione di Zeus e Demetra nacque una sola figlia, Persefone, a cui Demetra era legata sia nel mito che nel culto.

La storia di Demetra e Persefone, splendidamente narrata nel lungo Inno a Demetra , si incentra sulla reazione di Demetra al rapimento di Persefone da parte di suo fratello Ade, dio degli Inferi.

Il mito di Demetra e Persefone divenne il fondamento dei Misteri Eleusini, che per più di duemila anni furono i più sacri e i più importanti rituali religiosi dell’antica Grecia, un culto a cui fu posta fine nel V secolo d.C., con la distruzione del santuario di Eleusi da parte degli invasori Goti.

IL RATTO DI PERSEFONE

Persefone stava cogliendo fiori su un prato con le sue compagne, quando venne attratta da un narciso di straordinaria bellezza. Quando si fu avvicinata per coglierlo, il suolo le si spalancò davanti. Dalle profondità della terra emerse Ade sul suo carro d’oro tirato da neri cavalli, l’afferrò e sprofondò nuovamente nell’abisso, veloce come ne era venuto; Persefone lottò e gridò perché Zeus la soccorresse, ma non le giunse alcun aiuto.

Demetra udì l’eco delle grida di Persefone e accorse a cercarla. Cercò la figlia rapita per nove giorni e nove notti, per tutto il mare e tutta la terra. In quella ricerca disperata non si fermò né per mangiare né per dormire né per lavarsi.

All’alba del decimo giorno, Demetra incontrò Ecate, dea della luna nera e dei crocicchi, che le suggerì di recarsi con lei da Elio, dio del sole (una divinità della natura che condivideva questo appellativo con Apollo). Elio disse loro che Ade aveva rapito Persefone e l’aveva portata nel mondo sotterraneo per farla sua sposa contro la volontà di lei. Inoltre disse che il rapimento e la violenza da lei subiti erano stati ratificati da Zeus. Consigliò pertanto a Demetra di smettere di piangere e di accettare l’accaduto: dopo tutto Ade non era un genero da disdegnare.

Demetra rifiutò il consiglio. Ora, insieme al dolore, sentiva l’oltraggio e il tradimento di Zeus. Abbandonò l’Olimpo, si travestì da vecchia e andò vagando, irriconoscibile, per le città e le campagne .... omissis ..... rifiutando di adempiere alla propria funzione di dea delle messi. La conseguenza fu che niente poteva crescere e niente poteva nascere. La carestia minacciava di distruggere la razza umana, privando le divinità dell’Olimpo di offerte e sacrifici. Alla fine Zeus se ne accorse, dapprima inviò la sua messaggera Iride a implorare Demetra di tornare, poi, dal momento che lei non si lasciava commuovere, ogni divinità a turno si recò a trovarla, portandole doni e onorificenze. A ciascuno di loro la furibonda Demetra rese noto che non avrebbe rimesso piede sull’Olimpo, né consentito che niente crescesse, fino a quando Persefone non le fosse restituita.

Alla fine Zeus reagì, mandò Ermes, messaggero degli dei, da Ade, ordinandogli di restituire Persefone in modo che “la madre, vedendola con i propri  occhi, abbandonasse la collera”. Ermes si recò nel mondo degli inferi, dove trovò Ade seduto su un trono e accanto a lui Persefone, profondamente triste.

All’udire che era libera di andarsene, la giovane dea si rallegrò e balzò in piedi con gioia per seguire Ermes, ma prima Ade le diede alcuni semi di melograno che lei mangiò.

Ermes prese il carro di Ade per riportare Persefone dalla madre. Quando la vide, la dea corse ad abbracciare la figlia e si informò con ansia se avesse mangiato qualcosa nel mondo degli inferi. Se così non fosse stato le sarebbe stata restituita per sempre, ma poiché aveva mangiato i semi di melograno avrebbe trascorso due terzi dell’anno con Demetra e la rimanente parte nel mondo sotterraneo di Ade.

Dopo che madre e figlia si furono riunite, Demetra restituì fertilità e crescita alla terra. Quindi istituì i Misteri Eleusini, quelle cerimonie religiose che ispiravano timore reverenziale e che agli iniziati era proibito rivelare, grazie a cui i mortali ebbero una ragione per vivere nella gioia e morire senza temere la morte.

la donna Demetra (*)

Rappresenta l’istinto materno che si realizza nella gravidanza o nel dare agli altri nutrimento fisico, psicologico o spirituale: qualora il suo bisogno di essere “nutrice” venga rifiutato o ostacolato può essere predisposta alla depressione (nido vuoto).

E’ impaziente di essere madre e questo ruolo la realizza, come pure una professione come l’insegnamento, la cura dei malati, attività consultive e qualsiasi rapporto dove aiutare gli altri.

Le piace preparare grandi pranzi per la famiglia e per gli ospiti.

 Nei rapporti è provvida,  soccorrevole, generosa e dà tutto ciò che vede necessario: una tazza di brodo caldo, un abbraccio di conforto, denaro per aiutare un amico.

Anche la sessualità ha questa impronta di dedizione  e nutrimento: più coccolona che sexy, dà al marito ciò di cui ha bisogno e si sposa prima di tutto per avere figli: per lei l’atto fisico più sessuale è allattare i figli, non fare l’amore con il marito.

La sua capacità illimitata di dare e l’incapacità di dire di no quando è troppo rischiano di affaticarla fino a svuotarla.

Per lei nutrire i figli è una soddisfazione immensa, i figli sono il suo orgoglio e per il loro benessere farà qualunque cosa con perseveranza, rifiutandosi di darsi per vinta.

 quando ci serve Demetra (*)

 - Quando cominciamo a pensare seriamente se avere o no un figlio

 - Quando vogliamo “cambiare marcia” ed essere più materne

-  Quando dobbiamo assistere, curare, aiutare.

parole chiave

DEMETRA (Cerere)

DEA DELLE MESSI, NUTRICE E MADRE

ARCHETIPO DELLA MADRE

FIDATA, LEALE, PAZIENTE, PERSEVERANTE

ISTINTO MATERNO

NUTRIRE

GENEROSITA’

DISINTERESSE

SOLIDITA'

lettura della Dea tramite il Voice Dialogue (°)

LA MADRE – Quando parliamo della nostra madre interiore parliamo di quell’energia che si propone in modo materno nei confronti degli altri. Il modo in cui agiamo questa energia dipende molto dal modello che ci hanno fornito dapprima nostra madre e poi altre donne importanti della nostra storia personale:  potremmo ricalcare questi modelli oppure essere diventate esattamente l’opposto. Ad esempio, nostra madre era apprensiva e noi coraggiose e intraprendenti e in questo modo ci rapportiamo ai nostri figli e alle persone di cui ci prendiamo cura. Ma l’aspetto che più ci interessa in questo contesto è come facciamo da madre a noi stesse, alla nostra Bambina interiore: nei rapporti con gli altri riceviamo un “feedback”, loro reagiscono e rispondono al nostro comportamento e questo ci arriva molto chiaramente; più difficile è percepire come reagisce la nostra Bambina interiore che ci invia segnali non verbali, con sensazioni corporee o legate all’umore.

Una madre amorevole è quanto serve alla Bambina interiore per stare bene; la Bambina ha bisogno di sentire che questa madre sa amarla così com’è, non per i suoi meriti o per quello che sa fare, ma solo perché esiste.

ATENA

DEA DELLA SAGGEZZA E DEI MESTIERI

STRATEGA E "FIGLIA DEL PADRE"

profilo mitologico  (*)

Atena, che i romani chiamavano Minerva, era la dea greca della saggezza e deiwpe6.jpg (8694 byte) mestieri. Al pari di Artemide, Atena era una dea vergine, votata alla castità e al celibato. Imponente e splendida dea guerriera, protettrice di eroi da lei stessa prescelti e della sua città eponima, Atene, era la sola divinità femminile dell’Olimpo rappresentata con indosso la corazza, con la visiera dell’elmo tirata indietro a rivelare tutta la sua bellezza, uno scudo al braccio e una lancia in mano.

In conformità con il ruolo di dea che presiede alla strategia della battaglia in tempo di guerra e alle arti domestiche in tempo di pace, Atena veniva rappresentata anche con la lancia in una mano e la ciotola o il fuso nell’altra. Era protettrice di molte città, patrona degli eserciti e dea dei tessitori, orafi, vasai e sarti. I greci credevano che fosse stata lei a dare all’umanità le briglie per domare il cavallo, a ispirare i costruttori di imbarcazioni nel loro mestiere e a insegnare agli uomini come fare l’aratro, il rastrello, il giogo e il carro per i buoi. L’olivo era il dono speciale da lei fatto alla città di Atene, un dono che aveva favorito la coltivazione di questa pianta.

Atena veniva spesso rappresentata in forma di civetta, un uccello associato alla saggezza e agli occhi grandi: due tratti caratteristici della dea. Sul suo scudo e sull’orlo del suo abito erano raffigurati dei serpenti intrecciati.

Quando Atena veniva rappresentata in compagnia di un altro personaggio, questo era invariabilmente di sesso maschile. Così, la si vedeva accanto a Zeus seduto, nella posizione di guerriera che protegge il suo re; oppure veniva collocata dietro o accanto ad Achille o a Ulisse, i più grandi eroi greci dell’Iliade e dell’Odissea.

Le capacità marziali e domestiche associate ad Atena sottendono pianificazione ed esecuzione, entrambe attività che richiedono un pensiero intenzionale. Caratteristiche del suo tipo di saggezza sono la strategia, la praticità e i risultati concreti. Atena tiene in gran conto il pensiero razionale e rappresenta il dominio della volontà e dell’intelletto sull’istinto e sulla natura. Il suo spirito vive nella città: per Atena, al contrario di Artemide, i luoghi selvaggi devono essere bonificati e conquistati.

 GENEALOGIA E MITOLOGIA

L’ingresso di Atena nel consesso degli dei dell’Olimpo fu spettacolare. Uscì dalla testa di Zeus con le sembianze di donna già adulta, con indosso una corazza d’oro splendente e in mano una lancia acuminata, emettendo un potente grido di guerra. In alcune versioni la sua nascita assomiglia a una sorta di parto cesareo: poiché Zeus durante le “doglie” soffriva di un’atroce emicrania, fu aiutato da Efesto, dio del Fuoco, che lo colpì alla testa con un’ascia a doppio taglio, aprendo la via per la fuoriuscita di Atena.

Atena si considerava figlia di  un solo genitore, Zeus, a cui venne poi sempre associata. Era il suo braccio destro, la sola dea dell’Olimpo a cui egli affidò il fulmine e lo scudo, simboli del suo potere.

Non conobbe sua madre, Metis: in realtà sembrava ignorasse di averne una. Come narra Esiodo, Metis, una divinità dell’oceano nota per la sua saggezza, fu la prima consorte regale di Zeus. Quando rimase incinta di Atena, Zeus, con uno stratagemma, la fece diventare piccola e l’inghiottì. Era stato vaticinato che Metis avrebbe avuto due figli molto speciali: una figlia che per coraggio e saggezza avrebbe uguagliato Zeus, e un figlio rubacuori che sarebbe diventato dio degli dei e degli uomini. Inghiottendo Metis, Zeus si oppose al fato e fece suoi gli attributi di lei. Nella mitologia che la riguarda, Atena era protettrice, consigliera, patrona e alleata di alcuni uomini di valore, fra cui Perseo, Giasone e gli Argonauti, Bellerofonte ed Ercole.

Durante la guerra di Troia si prodigò in favore dei greci. Protesse i suoi favoriti, soprattutto Achille, il più formidabile e vigoroso dei guerrieri greci. Più tardi aiutò Odisseo (Ulisse) nel lungo viaggio di ritorno a casa.

Atena non solo si battè per alcuni eroi e fu, fra gli abitanti dell’Olimpo, la più vicina a Zeus, ma si schierò dalla parte del patriarcato in quello che fu il primo processo nella letteratura dell’occidente: diede il voto decisivo in favore di Oreste, che aveva ucciso la madre (Clitennestra), per vendicare l’uccisione del padre (Agamennone). Apollo aveva parlato in favore di Oreste sostenendo che la madre è soltanto colei che alimenta il seme piantato dal padre, proclamando il principio della superiorità del maschio sulla femmina e citando come prova la nascita di Atena che non era neanche stata partorita da un grembo di donna. I voti della giuria erano pari quando Atena intervenne con il suo che fu decisivo. Si schierò con Apollo, mandò libero Oreste e pose i principi del patriarcato al di sopra dei vincoli materni.

la donna Atena  (*)

 Rappresenta l’immagine dell”Adulta di buon senso”, col suo interesse realistico per il mondo così com’è, il suo atteggiamento pragmatico, le sue strategie vincenti e le soluzioni pratiche.

Quando Atena è attiva nella sua psiche, la donna coglie ciò che deve essere fatto e pianifica come realizzare ciò che vuole; è una donna stabile ed estroversa, pratica, priva di complicazioni, disinvolta e fiduciosa, che fa le cose senza tante storie, non ha conflitti mentali ed è fisicamente attiva.

E’ quella che apre il cofano della macchina per vedere cosa c'è dentro, che sa aggiustare le cose e impara a programmare un computer perchè pensa in maniera lineare e chiara, attenta ai particolari.

Può eccellere nel cucito, nella tessitura o nel ricamo e gioire di varie attività artigianali, provando il gusto della sfida rappresentata dall’esecuzione di un modello o dall’acquisizione di una capacità.

Vuole diventare qualcuno e per riuscirci lavora sodo, prende sul serio la scuola, sviluppa un rigoroso atteggiamento allo studio e sul lavoro si comporta in maniera professionale, obiettiva, impersonale e capace.

Se manda avanti una famiglia è un’organizzatrice efficiente, ha un sistema che funziona sia quando fa la spesa, sia quando pulisce o cucina e per lei dover rientrare in un budget e spendere bene il denaro è un compito eccitante.

 quando ci serve Atena (*)

 - Ogni volta che abbiamo bisogno di pensare con chiarezza in una situazione emotiva

 - Quando siamo in competizione nel campo scolastico o di lavoro negli stessi termini     di un uomo

 - Quando dobbiamo o vogliamo comportarci in modo professionale e impersonale

 - Quando dobbiamo valutare una situazione in modo lucido e razionale e mettere a     punto una strategia

parole chiave

 ATENA (Minerva)

DEA DELLA SAGGEZZA E DEI MESTIERI

CAPACITA’ DI PIANIFICAZIONE E DI ESECUZIONE

STRATEGIA

PRATICITA’

RISULTATI CONCRETI

LUCIDITA’

RAZIONALITA'

 lettura della Dea tramite il Voice Dialogue (°)

IL PADRE  - Mentre la madre ama e accoglie incondizionatamente, il padre valuta il nostro agire, la nostra abilità nel mondo e ci apprezza per quanto ci dimostriamo capaci. Molte delle nostre aspettative nei confronti degli uomini derivano dal rapporto che abbiamo avuto in famiglia con nostro padre: se ci ha visto inadatte ai lavoretti manuali, se non ha avuto fiducia che avremmo potuto impararli proprio come i maschietti, se non ha stimolato la nostra manualità, potremmo essere affascinate dall’uomo “faber”, proiettando al di fuori un’energia non riconosciuta in noi.Se, al contrario, ci ha considerate sue aiutanti potremmo, andando all’eccesso opposto, avere adottato una modalità totalmente maschile con conseguente disprezzo per uomini portati  per aspetti più poetici della vita. Nella dinamica intrapsichica, il nostro fare da padre al Bambino interiore significa saper guidare il nostro andare nel mondo restando in contatto con la sua fragilità, le sue paure e i suoi bisogni senza cadere nell’eccessiva indulgenza: un buon padre sa mettere dei limiti, sa incoraggiare e sa anche dire di no quando occorre!

IL PATRIARCA - Svaluta tutto quanto è della donna, i valori ed i lavori tipicamente femminili. Per lui la famiglia è la struttura fondamentale e la vede con un uomo che non sia una donnicciola, con una donna che è al servizio del marito e con una prole sottomessa.

Straordinariamente questi valori sono inculcati tanto profondamente nelle donne che sono loro stesse che li sostengono e li trasmettono di madre in figlia, per questo è una dea che li rappresenta: è Atena, “la figlia del padre", che il mito ci racconta "nata adulta dalla testa del padre", cioè con le sue idee, i suoi valori.

PERSEFONE

FANCIULLA E REGINA DEGLI INFERI

DONNA RICETTIVA E "BAMBINA DELLA MAMMA"

profilo mitologico  (*)

La dea Persefone, che i romani chiamavano Proserpina o Cora, compare anche leiwpe1.jpg (8660 byte) nell’Inno a Demetra, che descrive il suo rapimento da parte di Ade. Era venerata in due modi, come fanciulla, o Kore (che significa “giovinetta” ) e come regina degli Inferi. Kore era una giovane dea slanciata e bellissima, associata ai simboli della fertilità: il melograno, il grano, i cereali e il narciso, il fiore che l’adescò. Come regina degli Inferi, Persefone è una donna matura, che regna sulle anime dei morti, guida i viventi agli Inferi e pretende per sé ciò che vuole.

Benché Persefone non fosse una delle dodici divinità dell’Olimpo, era la figura centrale dei Misteri Eleusini, che per duemila anni prima del cristianesimo furono la più importante religione dei greci, nei quali si viveva l’esperienza del ritorno, o del rinnovarsi della vita dopo la morte, attraverso la ricomparsa annuale di Persefone dall’oltretomba.

 GENEALOGIA  E  MITOLOGIA

Persefone fu l’unica figlia di Demetra e di Zeus. La mitologia greca, caso insolito, ne tace le circostanze del concepimento.

All’inizio del mito Persefone era una fanciulla spensierata, che raccoglieva fiori e giocava con le amiche. Poi all’improvviso Ade emerse sul suo carro da una fenditura della terra, ghermì la fanciulla piangente e la portò nel mondo sotterraneo per farne la propria riluttante sposa. Demetra non accettò la situazione, abbandonò l’Olimpo, si diede da fare perché Persefone tornasse, e infine costrinse Zeus a cedere ai suoi desideri.

Zeus mandò Ermes, il messaggero degli dei, a riprendere Persefone. Ermes giunse nel mondo sotterraneo e trovò una Persefone sconsolata, la cui disperazione si trasformò però in gioia quando scoprì che egli era lì per lei e che Ade l’avrebbe lasciata libera. Tuttavia, prima di lasciarla andare, Ade le diede alcuni semi di melograno che lei mangiò. Quindi salì sul carro con Ermes che la riportò velocemente da Demetra. Madre e figlia, una volta ritrovate, si abbracciarono con gioia, e Demetra si informò ansiosamente se Persefone non avesse per caso mangiato qualcosa nel mondo degli Inferi. Lei rispose di aver mangiato alcuni semi di melograno perché Ade l’aveva costretta a farlo “con la violenza e contro il suo volere” (cosa non vera). Demetra accettò la storia, e il ciclo che ne seguì. Se Persefone non avesse mangiato niente, le sarebbe stata restituita senza condizioni. Invece, avendo mangiato i semi di melograno, ora avrebbe trascorso un terzo dell’anno agli Inferi con Ade e due terzi nel mondo dei vivi, con lei.

In seguito Persefone divenne regina degli Inferi. Quando eroi ed eroine della mitologia greca si recavano nel regno dei morti, Persefone era là a riceverli e a fare loro da guida. Nell’Odissea , l’eroe Ulisse si recò agli Inferi dove Persefone gli mostrò le anime di donne leggendarie; nel mito di Eros e Psiche, l’ultimo compito di Psiche fu quello di discendere nel mondo sotterraneo con uno scrigno che Persefone doveva riempire con l’unguento dell’eterna giovinezza per Afrodite; l’ultima delle dodici fatiche di Ercole portò anche lui da Persefone: l’eroe doveva ottenere il suo permesso di portare via Cerbero, il feroce cane da guardia dalle tre teste, che domò e mise al guinzaglio.

 la donna Persefone  (*)

Persefone ha due aspetti: fanciulla e regina degli Inferi.

Come Kore rappresenta la fanciulla che ignora chi sia  ed è inconsapevole  dei propri desideri o delle proprie forze. Non si impegna nè in un rapporto, nè in un lavoro, nè in una meta culturale: qualsiasi cosa faccia, non sembra la faccia “per davvero”. La sua duttilità la predispone a essere “donna anima”, conformandosi inconsciamente a quello che un uomo vuole che lei sia. Si adatta alle proiezioni che le arrivano da persone significative. Le piace piacere agli uomini, ma manca di passione (è un misto di sessualità e innocenza). E’ una figlia troppo legata  alla madre per sviluppare un senso di sè indipendente.

Come regina degli Inferi, rappresenta la capacità di muoversi fra la realtà del mondo oggettivo e la realtà inconscia della psiche, mediando tra i due livelli, integrandoli entrambi nella personalità e facendo da guida ad altri che “visitano” il mondo sotteraneo nei sogni e nelle fantasie (come terapeuta). L’estensione della sua personalità, con la ricettività diffusa e la mancanza di concentrazione su un punto specifico che la caratterizza, facilita anche la percezione extra-sensoriale. Per sviluppare le capacità sensitive deve però trascendere l’identificazione con Kore.

  quando ci serve Persefone (*)

 - Quando non abbiamo le idee chiare e siamo disorientate (Persefone ci aiuta a stare    in un momento di incertezza, ad attendere che la situazione si modifichi piuttosto     che agire a caso pur di fare)

- Quando non riusciamo a vedere altro che le nostre aspettative (Era) o siamo convinte  che “nessuno lo sappia meglio di noi” (Demetra): Persefone ci aiuta ad essere più      aperte e flessibili

- Quando vogliamo imparare ad essere gentili con noi stesse (Persefone porta apertura anche nei confronti della propria psiche)

-  Quando vogliamo lavorare sui sogni

 parole chiave

PERSEFONE (Proserpina)

 BAMBINA DELLA MAMMA E REGINA DEGLI INFERI

ARCHETIPO DELLA FANCIULLA INCONSAPEVOLE, PASSIVA, ATTENTA, OBBEDIENTE, CONDISCENDENTE, ETERNA ADOLESCENTE INDECISA.

RICETTIVITA’

FLESSIBILITA’

DUTTILITA'

MEDIUM E SENSITIVA

lettura della Dea tramite il Voice Dialogue (°) 

LA BAMBINA VULNERABILE -  Molti aspetti di Persefone richiamano la nostra Bambina interiore, quell’esserino indifeso e bisognoso che eravamo alla nascita. Allora non avevamo ancora costruito la nostra personalità o, in termini di Dialogo delle Voci  Interiori, ancora non avevamo con noi quei “sé” che man mano ci avrebbero dato la possibilità di andare nel mondo. Appena nati siamo senza corazze, così come Persefone è inconsistente e “senza pelle”: così come lei si adegua a quanto gli altri si aspettano da lei, noi da piccole abbiamo sviluppato un comportamento compiacente, come unico strumento a nostra disposizione per procurarci cibo e amore, cioè per sopravvivere, quel “sé” Gentile che mette sempre al primo posto i bisogni e le richieste degli altri e che poco alla volta ci porta a non conoscere più le nostre necessità.

 IL GENTILEQuesta energia compiacente, tutta rivolta a far piacere agli altri, ci porta a cambiare continuamente atteggiamento, comportamento, a seconda delle persone che abbiamo intorno. Può essere veramente spiazzante per chi vive vicino ad un Gentile, notare questi continui cambiamenti che portano anche a barcamenarsi fra opinioni contrastanti pur di non dispiacere a nessuno. La sensazione sgradevole che rimane è come di un vuoto, come se non si fosse in compagnia di qualcuno ma davanti ad una recita, manca un vero contatto energetico, non c’è un mondo di sensazioni e di emozioni, di alti e bassi, di bello e di brutto come in tutti gli esseri umani, ma una specie di calma piatta, un’onda costante di carineria che lascia la voglia di chiedere:”Ma TU dove sei, chi sei, cosa senti…..?”

ARTEMIDE

DEA DELLA CACCIA E DELLA LUNA

COMPETITIVA E SORELLA

profilo mitologico  (*)

Artemide, che i romani chiamavano Diana, era la dea della caccia e della luna.wpe3.jpg (8476 byte) Slanciata e incantevole figlia di Zeus e di Leto, vagabondava nel folto della foresta per montagne, prati e radure, con il suo stuolo di ninfe e i suoi cani da caccia. Vestita di una corta tunica, armata di un arco d’argento, una faretra  colma di frecce sulla spalla, tirava con l’arco con mira infallibile. Come dea della luna viene rappresentata anche nell’atto di portare luce, con in mano una torcia o con il capo circondato dalla luna e dalle stelle.

Come dea della vita selvaggia, e in particolare dei piccoli animali, veniva associata a molti animali selvatici, simbolo delle sue qualità: il cervo, la daina, la quaglia, che hanno tutti in comune con la dea una natura sfuggente. La leonessa era il simbolo della sua regalità e della sua abilità di cacciatrice, e l’orso feroce rappresentava il suo aspetto distruttivo. L’orso era anche un degno simbolo del suo ruolo di protettrice dei piccoli (in Grecia, le fanciulle consacrate ad Artemide e poste sotto la sua protezione, durante la fase preadolescenziale, erano dette arktoi, o orse). Era poi associata anche al cavallo selvatico, che girava libero con i suoi compagni, come Artemide con le sue ninfe.

                                        GENEALOGIA  E  MITOLOGIA

Artemide era la sorella gemella di Apollo, dio del sole, nata prima di lui. La madre Leto (Latona per i romani) era una divinità della natura, figlia di due Titani, il padre era Zeus, re dell’Olimpo.

Quando venne il tempo per Leto di dare alla luce i suoi figli, sorsero grandi ostacoli. Ovunque si rivolgesse era infatti sgradita, perché tutti temevano la collera vendicativa di Era, moglie legittima di Zeus. Trovò finalmente rifugio sulla desolata isola di Delo, e diede alla luce Artemide che, appena nata, l’aiutò nel lungo travaglio e difficile parto di Apollo. Per nove giorni e nove notti Leto soffrì dolori atroci a causa degli sforzi vendicativi di Era. Artemide, che fu la levatrice di sua madre, venne quindi considerata anche la dea del parto. Le donne si rivolgevano a lei come “soccorritrice nel dolore, lei che dal dolore non viene sfiorata”. La pregavano di porre fine al loro travaglio o facendo nascere il bambino o dando loro “una morte dolce” con le sue frecce.

Quando Artemide compì tre anni, Leto la portò sull’Olimpo per mostrarla a Zeus e alla sua divina parentela. Nell’Inno ad Artemide  il poeta Callimaco la descrive seduta sulle ginocchia di suo padre, che estatico “si chinava su di lei e la carezzava dicendo: ‘Quando le dee mi portano figlie come questa, la collera della gelosa Era mi turba assai poco. Figlioletta mia, avrai tutto ciò che desideri".

Artemide chiese arco e frecce, una muta di cani con cui andare a caccia, ninfe che l’accompagnassero, una tunica abbastanza corta per correre, montagne e terre selvagge come luoghi tutti suoi e castità eterna: tutte cose che il padre le concesse, con in più il privilegio di poter fare personalmente le sue scelte.

Nei miti che la riguardano, Artemide agiva in maniera rapida e decisa per portare protezione e soccorso a chi si rivolgeva a lei chiedendo aiuto ed era altrettanto rapida nel punire chi la offendeva.

Benché conosciuta come dea della caccia, Artemide era anche dea della luna.

Si sentiva a suo agio alla notte, quando vagabondava nel suo regno selvaggio alla luce del pianeta o di una torcia. Nelle sue sembianze di dea della luna era collegata a Selene e ad Ecate, e insieme erano considerate una trinità lunare: Selene aveva potere in cielo, Artemide in terra, Ecate nell’arcano e misterioso regno sotterraneo.

la donna Artemide (*)

Rappresenta qualità’ idealizzate dai movimenti femminili: realizzazione e competenza, indipendenza dagli uomini e dalle loro opinioni. Senso di integrità, di completezza (atteggiamento del tipo “So badare a me stessa" ) che le permette di funzionare da sola, fiduciosa di sè e indipendente, e di cercare le proprie mete in un ambito di sua scelta.

L’archetipo Artemide dà alla donna la capacità di concentrarsi su qualsiasi cosa lei consideri importante, senza lasciarsi distrarre nel suo cammino nè dai bisogni nè dalla competitività altrui.

Fin da piccola può essere considerata una bambina ostinata per la sua straordinaria capacità di concentrarsi su di un compito scelto da lei e già vive sentimenti forti in relazione alle cause e ai principi che sostiene: spesso diventerà “l’avvocato delle cause perse”, la riformatrice, la “voce che grida nel deserto” o l’artista che continua a lavorare senza ottenere incoraggiamenti o successo commerciale.

Mette grande impegno nel lavoro che spesso ha scelto per un  ideale.

Attratta da luoghi selvaggi e incolti, rappresenta l’unione spirituale delle donne con la natura.

quando ci serve Artemide (*)

-  Quando abbiamo bisogno di concentrarci su di un nostro obiettivo

- Quando ci serve trovare uno stato di distanza, di distacco emotivo

- Quando ci troviamo a dover badare a noi stesse da sole

parole chiave

ARTEMIDE (Diana)

 DEA DELLA CACCIA E DELLA LUNA

CORAGGIO

PERSEVERANZA

COMPETITIVITA’

ATTIVISMO

SPIRITO FEMMINILE INDIPENDENTE

ARCIERA TESA ALLA META

ARCHETIPO DEL FEMMINISMO

VOLONTA’ DI VINCERE

 lettura della Dea tramite il Voice Dialogue (°)

 LA MATRIARCA – La matriarca è quell’energia nella donna che apprezza i valori femminili e svaluta quelli maschili. La matriarca dentro di noi considera la maternità, la cura e tutte le attività tradizionalmete considerate femminili come qualcosa di prezioso e potente insieme, e porta alla donna il senso della sua importanza e dignità; purtroppo tende spesso a giudicare gli uomini “infantili”, non interessati ad una crescita interiore, superficiali se non anche violenti.

Soffocata da secoli di patriarcato, è riemersa con l'irruenza propria del movimento femminista portando con sé la rabbia accumulata nei secoli in cui era rinnegata: “ripulire” la Matriarca della sua carica negativa, di rivendicazione rispetto al maschile, per godere della sua valenza positiva è il compito delle donne di questa epoca che porterà ad una nuova Donna di Potere.

IL RIBELLE - E’ un’energia “contro”: contro le regole, contro le ingiustizie, contro le mode……. Spesso la sperimentiamo da adolescenti quando, nei primi tentativi di trovare una nostra individualità, ci ribelliamo ai genitori quasi solo come prova delle nostre forze e non tanto in quanto i loro valori e i loro credo siano effettivamente diversi da quelli che cominciamo a sentire nostri. In questo senso la possiamo vedere come un’energia un po’ infantile che i ragazzi sperimentano come in una virtuale palestra di vita, mentre da adulti sviluppiamo più energie “a favore” delle nostre idee. Essere “contro” crea spesso un’ondata di ritorno negativa: così è successo col movimento femminista, che partendo dalle rivendicazioni dei diritti delle donne ha finito per creare parecchie donne più maschili degli uomini.

Quando ci ribelliamo a modalità di vita che abbiamo subito per troppo tempo, si tratti di un lavoro che non ci piace più, una famiglia troppo impegnativa, un rapporto in cui ci sentiamo vittime, quando, insomma, diciamo “Basta, non ne posso più”, non dobbiamo dimenticare che in quel lavoro, negli impegni di quella famiglia, in quel rapporto sono state coinvolte energie, voci, che non scompaiono solo perché il Ribelle ha deciso che vuole dare una svolta: chiediamoci come si sentiranno questi nostri Se' interiori,  poiché per loro ci sarà sicuramente un lutto da elaborare.

ESTIA

DEA DEL FOCOLARE E DEL TEMPIO

VECCHIA SAGGIA E ZIA NUBILE

profilo mitologico  (*)

Estia era la dea del focolare, o più precisamente, del fuoco che arde su un focolarewpe8.jpg (8968 byte) rotondo. E’ la meno nota fra le divinità dell’Olimpo: insieme alla equivalente divinità romana, Vesta, non fu mai rappresentata da pittori e scultori con sembianze umane, ma la sua presenza si avvertiva nella fiamma viva, posta al centro della casa, del tempio e della città. Il simbolo di Estia era un cerchio. I suoi primi focolari erano rotondi e così i suoi templi. Né abitazione né tempio erano consacrati fino a che non vi aveva fatto ingresso Estia, che, con la sua presenza, rendeva sacro ogni edificio. Era una presenza avvertita a livello spirituale come fuoco sacro che forniva illuminazione, tepore e calore necessari a cuocere il cibo.

 GENEALOGIA E MITOLOGIA

Estia era la primogenita di Rea e di Crono, e quindi sorella maggiore degli dei dell'Olimpo della prima generazione e zia nubile di quelli della seconda. Per diritto di nascita era una delle dodici maggiori divinità dell'Olimpo, dove tuttavia non abitava, cosicchè non protestò quando Dioniso, dio del vino, crebbe d'importanza e la sostituì nella cerchia dei dodici. Poiché non si coinvolse nelle storie d’amore e di guerra che hanno tanta parte nella mitologia greca, è la meno conosciuta fra le divinità greche più importanti. Era tuttavia tenuta in grande onore e a lei venivano destinate le offerte migliori che i mortali presentavano agli dei.

La breve mitologia di Estia è riferita in tre inni omerici. Viene descritta come “la venerabile vergine Estia”, una delle tre dee che Afrodite non riesce a sottomettere, a persuadere, a sedurre o anche soltanto a “risvegliare a un piacevole desiderio”.

Afrodite fece sì che Poseidone (dio del mare) e Apollo (dio del sole) si innamorassero di Estia. La desideravano entrambi, ma lei rifiutò fermamente, facendo solenne giuramento di rimanere per sempre vergine. Quindi, come spiega l’Inno ad Afrodite, “Zeus, in luogo del dono di nozze, le concesse uno splendido privilegio: la pose al centro della casa, destinataria delle offerte migliori. Riceve onore nei templi degli altri dei ed è una divinità onorata da tutti i mortali”. I due inni omerici dedicati a Estia sono invocazioni che la invitano a entrare nella casa o nel tempio.

 RITUALI  E  CULTO

 A differenza delle altre divinità, Estia non era nota per i miti e le rappresentazioni che la riguardavano: la sua importanza stava nei rituali simbolizzati dal fuoco. Perché la casa diventasse un focolare, era necessaria la sua presenza. Quando una coppia si sposava, la madre della sposa accendeva una torcia sul proprio focolare domestico e la portava agli sposi, nella nuova casa, perché accendessero il loro primo focolare. Questo atto consacrava la nuova dimora.

Dopo la nascita di un figlio, aveva luogo un secondo rituale estiano. Quando il neonato aveva cinque giorni, veniva fatto girare intorno al focolare, come simbolo della sua ammissione nella famiglia. Quindi seguiva un sacro banchetto festivo.

Allo stesso modo, ogni città-stato greca, nell’edificio principale, aveva un focolare comune dove ardeva un fuoco sacro. Qui erano ricevuti ufficialmente gli ospiti. E in ogni nuova comunità che veniva fondata si portava il fuoco sacro dalla città di origine per accenderlo nella nuova.

Così, ogni volta che una coppia o una comunità si accingevano a fondare una nuova sede, Estia li seguiva come fuoco sacro, collegando la vecchia residenza con la nuova, forse come simbolo di continuità e di interdipendenza, di coscienza condivisa e d’identità comune.

Più tardi a Roma, Estia fu venerata come la dea Vesta. Qui il suo fuoco sacro univa tutti i cittadini in un’unica famiglia. Nei templi veniva custodito dalle Vestali, che dovevano incarnare la verginità e l’anonimato della dea. In un certo senso, ne erano la rappresentazione umana, sue immagini viventi, al di là di ogni raffigurazione scolpita o pittorica.

Estia compariva spesso insieme a Ermes, che i romani chiamavano Mercurio, messaggero degli dei, dio loquace e astuto, protettore e guida dei viaggiatori, dio della parola e patrono dei mercanti e dei ladri. La prima sua effigie fu una pietra a forma di colonna, chiamata erma. Nelle case, il focolare rotondo di Estia era posto all’interno, mentre il pilastro fallico di Ermes si trovava sulla soglia. Il fuoco di Estia provvedeva calore e santificava la dimora, mentre Ermes rimaneva sulla soglia  a portare fertilità e a tenere lontano il male. Anche nei templi queste due divinità erano legate l’una all’altra. A Roma, ad esempio, il santuario di Mercurio si ergeva a destra dei gradini che portavano al tempio di Estia.

Così, nelle dimore e nei templi, Estia ed Ermes erano insieme ma separati. Ciascuno dei due svolgeva una funzione distinta e preziosa. Estia provvedeva il luogo sacro dove la famiglia si riuniva insieme, il luogo dove fare ritorno a  casa. Ermes dava protezione sulla soglia della porta ed era guida e compagno nel mondo, dove la comunicazione, la capacità di orientarsi, l’intelligenza e la buona fortuna sono tutti elementi assai importanti.

la donna Estia (*)

Archetipo della concentrazione sul mondo interno, punto fermo che dà senso all’attività, punto di riferimento che consente a una donna di rimanere salda in mezzo al caos del mondo esterno.

Silenziosa e non invadente, la sua presenza crea un’atmosfera di calore e di ordine che dà un senso di pace, la sua casa è un santuario quieto, un luogo di pace.

Priva di ambizione e di iniziativa, non desidera riconoscimenti sul lavoro, non dà importanza al potere e non conosce strategie per farsi strada, lavora con costanza e lealtà e rimane fuori dai giochi politici e dai pettegolezzi.

Eccelle in lavori che richiedono immobilità e pazienza (modella, fotografa).

Nei rapporti di amicizia è un rifugio sicuro, sa ascoltare con animo comprensivo, attento.

E’ una buona moglie e brava donna di casa che prepara e cucina per ricevere gli amici e poi rimane sullo sfondo mentre il marito intrattiene gli ospiti.

Ma più spesso è la zia nubile o entra in convento o in un Ashram, soprattutto verso la mezza età.

I valori femminili legati al suo archetipo (l’importanza del santuario interiore, il viaggio interiore per trovare senso e pace, e della famiglia come santuario e sorgente di calore) vengono spesso sottovalutati nella nostra società e le donne spesso li riscoprono quasi per caso quando “governano la casa con atteggiamento contemplativo”, cioè dedicandosi ad un compito per volta, ad una stanza alla volta, dedicandole tutto il  tempo necessario, lasciandosi assorbire totalmente, senza fretta e godendosi l’armomia che ne deriva.

quando ci serve Estia (*)

 - Quando siamo frastornate dalla vita caotica e vogliamo ritrovare senso, armonia e pace

 - Quando ci accorgiamo che i tradizionali valori femminili sono svalutati (dalla società o da noi stesse!)

-   Quando vogliamo ritrovare il gusto di vivere la nostra casa come focolare e le faccende domestiche come rituali sacri.

 parole chiave 

ESTIA (Vesta)

 DEA DEL FOCOLARE E DEL TEMPIO

INTROVERSIONE

PAZIENZA

SAGGEZZA ANTICA

AUTOCANCELLAZIONE E ANONIMATO

APPREZZAMENTO DELLA SOLITUDINE

  lettura della Dea tramite il Voice Dialogue (°)

LA VECCHIA SAGGIA - C’è un’età in cui la donna acquisisce una particolare saggezza: è l’età che inizia con la menopausa, un’età che le nostre madri e altre generazioni prima di loro hanno vissuto drammaticamente, come la fine del loro valore nel mondo non avendo più la funzione di generare figli. Finchè il patriarcato ha dominato la psiche femminile, le donne non hanno riconosciuto il valore di questa fase della vita in cui l’energia, non più dispersa col sangue mestruale,  rende la donna simile alla dea Ecate, divinità legata alla luna nera, al potere nascosto, raccolto in se stesso, in attesa di dispiegarsi con rinnovata potenza. La donna anziana, se non intimidita dai credo patriarcali, è un punto di riferimento, conforto, consolazione per i giovani inesperti; i suoi occhi, che oggi vedono male da vicino, si sono avvicinati a infiniti aspetti della vita e dopo averli scrutati, sperimentati sulla sua pelle ora ispessita e ruvida, ora non la coinvolgono più, non la possono più travolgere, sconvolgere. Ora questa donna può con distacco obiettivo ed esperto insegnarci molto della vita se sappiamo con umiltà riconoscere che le sue esperienze sono le stesse nostre, che le sue non sono parole inutili quando ci avvisano su rischi e pericoli, quando possiamo credere che i suoi consigli possono evitarci dolori che lei ha già provato anche per noi. Questo tipo di energia non necessariamente ci deve venire da una persona anziana, anche da giovani un vecchio saggio o una vecchia saggia sono dentro di noi, è quell’energia che impara dall’esperienza, che guarda alla vita come ad una palestra e ai nostri passi in questa vita come ad esperienze che ci arricchiscono. E’ la voce che, anche quando inciampiamo, non ci parla in termini di “Hai sbagliato!” (come direbbe   il Critico), ma ci incoraggia a imparare dal passo falso quale sarà il migliore passo da fare poi nel cammino verso il successo.

 IL BAMBINO SPIRITUALE  - Abbiamo in noi voci spirituali che ci mettono in contatto con una dimensione ultraterrena e che sono collegate al nostro Bambino interiore, che in questo aspetto prende il nome di Bambino spirituale. Fra i diritti del bambino c’è anche quello di vivere ed esprimere la sua spiritualità che non è quella delle religioni ufficializzate, o non necessariamente coincide. Il bambino “sente” che c’è “altro” e ha il diritto di avere fede: un grave abuso su questo suo aspetto è quello di catalogarlo come “son tutte sciocchezze”.“Secondo una leggenda del Talmud, il bambino nell’utero è indicibilmente saggio. Gli è stata insegnata la Torah e gli sono stati rivelati tutti i segreti dell’universo. Ma al momento della nascita, un angelo lo colpisce sulla bocca e gli fa dimenticare tutto" ( “Atlante del mondo interiore” di Louise Van Swwaaij e Iean Klare). Il Bambino Spirituale ricorda perché siamo venuti qui, il nostro scopo nella vita e, se riconosciuto e rispettato, può portarci quel senso di  affidamento  a qualcosa che ci trascende che dona serenità e alleggerisce momenti difficili o dolorosi.

   AFRODITE

DEA DELL'AMORE E DELLA BELLEZZA

DONNA CREATIVA E AMANTE

profilo mitologico  (*)

 Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, che i romani chiamavano Venere, era lawpe7.jpg (9046 byte) più bella fra le dee. I poeti ne hanno cantato la bellezza del volto e delle forme, dei capelli d’oro e degli occhi dardeggianti, della pelle morbida e degli splendidi seni. Per Omero era l’”amante del riso”, piena di un fascino irresistibile; fu il soggetto preferito degli scultori, che la ritraevano nuda o semivestita, rivelandone il corpo pieno di grazia e di sensualità: la Venere di Milo e l’Afrodite di Cnido sono, fra le tante, le più famose.

“Aurea” fu l’aggettivo più frequente usato dai greci per descrivere Afrodite: per loro voleva dire”bella”. E secondo Paul Friedrich, studioso insigne della dea, oro/miele, oro/parola, oro/seme sono linguisticamente collegati, a simbolizzare i più profondi valori di procreazione e di creatività verbale della dea. Afrodite veniva associata ai colombi, uccelli che tubano inseparabili; ai cigni, noti per la loro bellezza e fedeltà; ai fiori, in particolare le rose, tradizionalmente dono degli amanti; alle dolci fragranze e ai frutti, e soprattutto le mele d’oro e le sensuali melagrane, rosse come la passione (un simbolo che Afrodite ha in comune con Persefone). 

GENEALOGIA  E  MITOLOGIA

Esistono due versioni della nascita e dell’origine mitologica di Afrodite: Esiodo e Omero raccontano due storie contrastanti.

Secondo la versione di Omero, Afrodite nacque nel modo consueto: semplicemente come figlia di Zeus e della ninfa del mare Dione.

Secondo la versione di Esiodo, la sua nascita fu la conseguenza di un atto di violenza. Crono (che più tardi sarebbe divenuto capo dei Titani e padre della prima generazione degli dei dell’Olimpo), tagliò con un falcetto i genitali del padre Urano e li gettò in mare. Dal rimescolamento di sperma e acqua si sollevò una candida schiuma da cui nacque Afrodite, emergendo da questa fecondazione oceanica come una dea già adulta.

L’immagine di Afrodite che emerge dal mare fu immortalata nel Rinascimento da Botticelli, nella Nascita di Venere. Il dipinto la rappresenta nuda, piena di grazia e di delicatezza, eretta su una conchiglia marina, spinta a riva dalle divinità dei venti, fra una pioggia di rose.

Narra il mito che Afrodite approdò sull’isola di Citera o a Cipro e quindi, accompagnata da Eros (Amore) e Imeros (Desiderio), fu scortata davanti all’assemblea degli dei e accolta come una di loro.

Molti, colpiti dalla sua bellezza, la chiesero in sposa. A differenza di altre dee che non avevano scelto né i compagni né gli amanti (Persefone fu rapita e Demetra sedotta), Afrodite fu libera di scegliere. E scelse Efesto, lo storpio dio dei fabbri, del fuoco e della fucina. Fu così che il figlio che Era aveva rifiutato divenne il marito di Afrodite, un marito che lei spesso tradì. Non ebbero figli e il loro matrimonio può rappresentare l’unione della bellezza e della tecnica, da cui nasce l’arte.

Nei rapporti amorosi, Afrodite fu compagna della seconda generazione di divinità maschili dell’Olimpo, la generazione dei figli, non quella dei padri quali Zeus, Poseidone e Ade. Amò Ares, dio della guerra, dal quale ebbe molti figli. Altro suo amante fu Ermes, messaggero degli dei, che accompagnava le anime nel mondo sotterraneo e proteggeva i viaggiatori, gli atleti, i ladri, il commercio e le comunicazioni, inventore degli strumenti musicali e “briccone” dell’Olimpo.

Con Ares ebbe tre figli: una femmina, Armonia, e due maschi, Deimo (Terrore) e Febo (Paura), che accompagnavano sempre il padre in battaglia. Afrodite e Ares rappresentano l’unione delle due passioni incontrollate: l’amore e la guerra, che, quando sono in perfetto equilibrio, generano Armonia.

Il figlio nato dall’unione di Afrodite e di Ermes fu il dio bisessuale Ermafrodito, che ereditò la bellezza di entrambi i genitori, dei quali ebbe anche il nome e le caratteristiche sessuali. Come simbolo, Ermafrodito può rappresentare la bisessualità (l’attrazione erotica verso entrambi i sessi), o l’androginia (l’esistenza, in una stessa persona, di qualità o di capacità tradizionalmente considerate maschili o femminili).

Secondo alcuni racconti, Eros, dio dell’amore, fu un altro figlio di Afrodite. Come per la dea, i racconti sulla sua origine mitologica e sul momento della sua comparsa nel cosmo sono contraddittori. Esiodo racconta che Eros era una forza originaria della creazione, presente prima della comparsa dei Titani e delle divinità dell’Olimpo. Si pensava anche che fosse il dio che accompagnava Afrodite quando emerse dal mare. Tuttavia, miti successivi lo descrivono come un figlio senza padre di Afrodite. I greci lo raffiguravano in genere come un giovane uomo virile e altrettanto facevano i romani, che lo chiamavano Amore. Col tempo, Eros che, secondo la mitologia, aveva fatto la sua comparsa come forza originaria, perse sempre più importanza e ciò che oggi rimane di lui è rappresentato dal putto con l’arco e la faretra piena di frecce, noto col nome di Cupido.                                        

 la donna Afrodite (*)

Rappresenta una forza immensa di cambiamento: il processo attrazione - unione - fertilizzazione - incubazione - nascita è identico, sia che si tratti di quanto ha luogo fra un uomo e una donna per il concepimento di un bambino, sia che si tratti di un lavoro creativo, artistico. C’è comunque una magia nell’aria: lo stato di incanto, di infatuazione che porta Afrodite e che determina il piacere per l’amore e per la bellezza.

Diventiamo la personificazione di Afrodite ogni volta che ci innamoriamo (di un uomo o di un lavoro creativo): entriamo in un periodo di coinvolgimento intenso e appassionato, in un’esperienza sensoriale d’immersione nel momento che risveglia la vista, il tatto, l’udito, l’immaginazione, il movimento, l’odorato e il gusto.

L’amante e l’artista scopre spesso che tutti i suoi sensi sono potenziati.

Afrodite è sempre pronta a seguire qualsiasi cosa la affascini e così come può passare per una lunga serie di storie amorose o da un progetto creativo all’altro, può anche condurre una vita molto anticonformista.

La qualità tipica della donna Afrodite è più individuabile nel suo fascino che nel suo aspetto fisico: è un carisma personale, un magnetismo e una sensualità naturale e inconsapevole.

Come archetipo collegato al desiderio sessuale e all’istinto di procreazione, alcune donne avvertono con maggiore intensità l’influenza di Afrodite al momento dell’ovulazione.

Alla donna Afrodite piacciono i bambini e viceversa. Il bambino avverte che questa donna lo guarda con occhio che non giudica, ma apprezza. Lei riesce a tirare fuori dal bambino sentimenti e capacità tali da farlo sentire bello e accettato e spesso instilla in lui il senso di essere un po’ speciale, che gli dà fiducia e lo aiuta a sviluppare capacità e doti. Riesce a entrare nello spirito del gioco e le è facile giocare “a far finta”.

quando ci serve Afrodite (*)

 - Quando la vita di coppia è appiattita

 - Quando atteggiamenti critici o sensi di colpa ci tolgono il piacere di fare l’amore o di creare un’opera artistica

 - Quando cadiamo nella trappola di ritenere futile tutto ciò che non è produttivo: gioco, bellezza, piacere, danza, massaggio

- Quando vogliamo limitarci col cibo : Afrodite non si abbuffa, gode del piacere del cibo

 parole chiave

AFRODITE (Venere)

DEA DELL’AMORE E DELLA BELLEZZA

DONNA CREATIVA E AMANTE

TRASFORMAZIONE

INNAMORAMENTO

SENSUALITA’

SESSUALITA’

MAGNETISMO

ATTRAZIONE-UNIONE-FERTILIZZAZIONE-INCUBAZIONE-NASCITA

lettura della Dea tramite il Voice Dialogue (°)

IL BAMBINO MAGICO - Forse dovremo scavare un po’ per trovare dentro di noi questa energia che è in sintonia con la dimensione magica della vita! Ci siamo abituati a pensare che la vita richiede sforzo e sacrificio, che per cavarcela nel mondo dobbiamo farci furbi per non farci “fregare”. Ci sembra normale pensare di dover competere con gli altri nel mondo del lavoro per fare carriera e di dovere insistere per convincere gli altri delle nostre buone ragioni: combattere, discutere, faticare, sopportare…spesso vediamo la vita così e ne perdiamo la dimensione magica, quella che fluisce gioiosamente quando semplicemente seguiamo i desideri del cuore. Quando davvero facciamo quello che ci piace fare è come se l’universo ci sostenesse fornendoci tutto quanto ci serve per vivere ed essere felici, gli avvenimenti sincronici si susseguono, il denaro sembra entrare dalla finestra, le relazioni diventano amorevoli e accettanti…basta solo entrare in contatto col Bambino Magico e lasciare che lui ci parli dei nostri desideri più veri e profondi.

IL BAMBINO GIOCOSO - La dimensione del gioco è spesso rinnegata nell’adulto a favore delle “cose serie” della vita e questo rappresenta una grave perdita per la nostra energia vitale. Un atteggiamento “serioso” , cupo, nel  lavoro,nelle attività quotidiane,nei rapporti, segnala l’assenza del Bambino Giocoso, di quella parte di noi che può coinvolgerci in qualunque attività solo per il gusto di farla, senza la tensione verso il risultato, vivendo il piacere del momento senza pensare al “dopo”. Ridere è una cosa molto seria, anche se può sembrare un non senso: ridere è un’ottima medicina e tutti noi sappiamo che la salute è una cosa seria, siamo pronti a spendere un patrimonio in visite mediche e medicine quando potremmo adottare quest’ottima forma di auto-cura, farsi un sacco di risate. Il detto popolare “Il riso fa buon sangue”trova conferma nella fisiologia della respirazione e della circolazione sanguigna: ridendo il diaframma si muove profondamente e ritmicamente favorendo una respirazione più completa con conseguente ottimizzazione dell’ossigenazione del sangue, abbassamento della pressione e potenziamento del sistema imunitario. E’ da questi presupposti che da qualche anno si va diffondendo la “gelotologia” (dal greco gelos, riso), una cura che attraverso il buonumore e le emozioni positive stimola le nostre possibilità di guarigione. Una risata guarì Demetra dalla depressione in cui era caduta al ratto di Persefone: l’ancella Baubo si dipinge sul ventre un volto bizzarro in cui gli occhi sono i seni, la bocca coincide con l’ombelico e il mento barbuto è formato dal triangolo dei peli pubici. Coperta dal peplo si presenta alla dea che rifiuta come al solito il cibo: in risposta Baubo scopre repentinamente il corpo provocando la risata terapeutica che porta Demetra fuori dal lutto.

ERA

DEA DEL MATRIMONIO

DONNA FEDELE E MOGLIE

profilo mitologico  (*)

La maestosa, regale, splendida Era, che i romani conoscono come Giunone, era lawpe4.jpg (7569 byte) dea del matrimonio. Fu la consorte di Zeus (Giove), divinità suprema dell’Olimpo che regnava sui cieli e la terra. Si pensa che il suo nome significhi “Grande Signora”, forma femminile della  parola greca heros (eroe). I poeti greci ne parlano come della “dea dall’occhio bovino”, per decantare i suoi occhi grandi e bellissimi. I suoi simboli erano la mucca, la Via Lattea, il giglio, l’iridiscente coda del pavone “tutta occhi”, simbolo della vigilanza che le era tipica. La mucca sacra fu l’immagine a lungo associata alla Grande Madre come dispensatrice di nutrimento, mentre la Via Lattea (o Galassia, dal greco gala, latte), riflette la credenza, precedente all’apparire delle divinità dell’Olimpo, che la Via Lattea provenisse dalle mammelle della Grande Dea come Regina del Cielo. Questa concezione è poi entrata a far parte della mitologia di Era: quando il latte le sgorgò dal seno, si formò la Via Lattea. Le gocce che caddero sulla terra divennero gigli, fiori che stanno a simbolizzare un’altra credenza pre-ellenica sul potere autofertilizzante dei genitali femminili. I simboli di Era (e i suoi conflitti con Zeus) riflettono il potere che aveva una volta come Grande  Dea, il cui culto fu anteriore a quello di Zeus. Nella mitologia greca Era aveva due aspetti contrastanti: era solennemente onorata e venerata nei rituali come potente dea del matrimonio e veniva denigrata come bisbetica, litigiosa, vendicativa e gelosa.

GENEALOGIA E MITOLOGIA

Figlia di Rea e di Crono, Era fu inghiottita dal padre appena nata, come accadde a quattro dei suoi fratelli. Quando emerse dalla cattività nel corpo di Crono era già fanciulla e venne affidata alle cure di due divinità della natura, che furono come due anziani genitori adottivi di alto lignaggio.

Era divenne una dea bellissima. Attirò su di sé l’occhio di Zeus, che a quell’epoca aveva spodestato Crono e i Titani, diventando il signore degli dei. (Non importa che fosse suo fratello: gli dei dell’Olimpo, quanto a rapporti, avevano regole, o mancanza di regole, tutte loro). Per avvicinarsi alla virginea fanciulla, Zeus si trasformò in un tenero e tremante uccellino, che la impietosì. Per riscaldare quella creatura infreddolita se lo pose sul seno. Zeus abbandonò allora il travestimento, riprese l’aspetto maschile e cercò di prenderla con la forza, ma senza successo. Lei resistette alle profferte amorose finchè lui non promise di sposarla. Si dice che la luna di miele sia durata trecento anni.

Quando la luna di miele finì era proprio tutto finito. Zeus tornò alle sue abitudini promiscue di prima del matrimonio (prima di sposare Era aveva avuto sei diverse consorti e molti figli). Tante e tante volte le fu infedele, suscitando la gelosia vendicativa della consorte tradita. Ma il furore di Era non si rivolgeva contro il marito, bensì contro “l’altra” (che il più delle volte era stata sedotta, violentata o ingannata da lui), contro i figli concepiti da Zeus, o contro testimoni innocenti.

La dea era oltraggiata dalle molte storie amorose di Zeus, che disonorava il matrimonio per lei sacro e le dava ulteriore dolore favorendo i figli avuti da altre donne. Per colmo di ingiuria, Zeus diede vita da solo alla figlia Atena, dea della saggezza, dimostrando di non aver bisogno della moglie neanche per questa funzione.

Era ebbe molti figli. Reagendo alla nascita di Atena in stile “occhio per occhio, dente per dente”, decise di generare da sola un figlio e concepì Efesto, dio del fuoco. Ma quando egli nacque con un piede storto – un figlio imperfetto, a differenza della perfetta Atena – lo rifiutò e lo scaraventò giù dall’Olimpo. Stando ad alcune narrazioni, Era fu anche l’unica genitrice di Tifeo, un mostro disumano e distruttivo, spaventoso e malefico. Anche Ares, dio della guerra, era figlio di Era e di Zeus, ma Zeus lo disprezzava perché nell’incandescenza della battaglia perdeva la testa.

A ogni nuova umiliazione, Era reagiva in genere passando all’azione, ma collera e vendetta non erano le sole reazioni: a volte se ne andava.. I miti parlano delle sue peregrinazioni fino ai confini della terra e del mare, durante le quali si avvolgeva nella più profonda cupezza. Uno di questi miti narra il ritorno della dea alle montagne dove aveva trascorso i giorni di una giovinezza felice. Quando Zeus vide che non intendeva tornare, cercò di risvegliare in lei la gelosia annunciandole che stava per sposare una principessa del luogo. Organizzò quindi una finta cerimonia, in cui la sposa era una statua. Questo scherzo divertì Era che lo perdonò e fece ritorno all’Olimpo.

Benchè la mitologia greca metta in risalto le umiliazioni e le vendette di Era, nel culto a lei tributato era invece molto rispettata. Nei rituali le venivano dati tre appellativi, in relazione a tre santuari dove la si venerava durante l’anno. A primavera la si onorava come Era Parthenos (Era la fanciulla o la vergine). In estate e in autunno la si celebrava come Era Teleia (Era la Perfetta o la Realizzata) , e in inverno diventava Era Chera (Era la Vedova).

Questi tre aspetti corrispondevano ai tre stadi della vita della donna, rappresentati in rituali diversi.

 la donna Era  (*)

La donna Era si sente incompleta senza un compagno, sente un profondo bisogno di realizzarsi all’interno di una coppia.

Fin da bambina ha preferito il gioco “a marito e moglie”, sa da sempre che si vuole sposare e si fidanza già coi compagni dell’asilo.

Da ragazzina per lei è importantissimo avere un ragazzo fisso e si sposa molto presto.

Per lei studio , lavoro, e perfino sesso e figli sono abbastanza (se non molto) aspetti secondari della vita: la sua vita e i suoi interessi ruotano intorno al marito, le piace farne il centro della propria vita e tutti sanno che lui viene prima di ogni altra cosa (sono considerate da tutti “molto sposate”) e persino i figli sanno che quanto c’è di meglio è sempre riservato a lui.

 Se lavora, le verrà spontaneo subordinare la propria carriera a quella del marito e adattare il proprio lavoro o le occasioni di promozione ai bisogni di lui: la sua carriera, in realtà, è il matrimonio.

Il giorno del matrimonio è il più importante della sua vita: si sente come una dea e vive la cerimonia delle nozze come un evento sacro. E’ la sposa raggiante che percorre la navata verso lo sposo come in estasi.

quando ci serve Era

  - Quando ci rendiamo conto di avere bisogno di impegnarci in un rapporto

 - Quando amiamo un uomo che ha bisogno di fedeltà e la pretende

-   Spesso all’inizio della mezza età, quando ci accorgiamo di avere concentrato le nostre energie esclusivamente nel perseguire mete prefissate (Atena e Artemide), o di avere sempre evitato rapporti coinvolgenti (Persefone) o saltellato troppo a lungo da una relazione all’altra (Afrodite)

 parole chiave

ERA (Giunone)

DEA DEL MATRIMONIO, DONNA FEDELE E MOGLIE

 DESIDERIO DI ESSERE MOGLIE

CAPACITA’ DI LEGARSI, DI ESSERE LEALI E FEDELI, DI SOPPORTARE LE DIFFICOLTA’ CON UN COMPAGNO E DI SUPERARLE

 lettura della Dea tramite il Voice Dialogue (°)

L’IDEALISTA - E' quell'energia che "sposa" le idee e i principi, completamente l'opposto del MACCHIAVELLI, che ci permette di adeguare il nostro comportamento alle circostanze.

Avere ideali dà un senso elevato alla nostra vita; avere ideali di vita troppo elevati, invece, può essere troppo faticoso .

Un esempio di ideale troppo elevato nella coppia è dover condividere sempre tutto: è un’ideale molto attuale, nato con le coppie moderne in cui i ruoli si sono allontanati da quelli tradizionali nel tentativo di raggiungere un’idea di parità uomo-donna. La donna non è più sottomessa, rassegnata al volere dell’uomo e vuole esprimere le sue idee, contemporaneamente invita il compagno a renderla partecipe delle sue emozioni anche quando lui non si rende ben conto di quanto gli sta succedendo a questo livello, poiché gli uomini non sono tradizionalmente così in confidenza col mondo interiore quanto le donne, che sanno verbalizzare molto meglio. Così può succedere di cadere nella trappola di voler chiarire sempre tutto e possibilmente subito senza rispettare i tempi dell’altro, forzando , appunto, una condivisione non ancora matura o addirittura non opportuna, in nome di un ideale di coppia-che-condivide-tutto non adeguata alla maturità e alla vulnerabilità dei due normalissimi, umanissimi esseri coinvolti nella storia.

LA VITTIMA - La Vittima è una voce adulta seduta sulla testa del Bambino Interiore”: questa frase rende molto bene la tonica di questa energia che apparentemente sembra debole e indifesa, mentre in realtà è potentissima e non c’è niente di meglio per tenere in scacco un’intera famiglia, tenerla in pena, tiranneggiarla ottenendo compassione a fiumi.

E’ una forma distorta di potere che ottiene una forma distorta di amore: la pietà.

Un atteggiamento mesto e dimesso tipo “Povero me” e “Quanto mi fanno soffrire” può essere un’arma vincente per tenere legato un marito facendolo sentire in colpa per un tradimento reale o potenziale o lasciandogli quella vaga e sgradevole sensazione di non fare abbastanza o di non fare le cose giuste.

La Vittima si sviluppa quando non impariamo a gestire il potere (III chakra) e lo deleghiamo agli altri.

(*) tratto da "Le dee dentro la donna" di Jean S. Bolen

(°) come indicato nella pagina "il mio percorso", le mie conoscenze sul Voice Dialogue derivano dagli insegnamenti della D.ssa Franca Errani, dai cui scritti ho tratto spunti per la "lettura delle Dee tramite il Voice Dialogue", nonchè dai seguenti testi di Hal e Sidra Stone: "Il Dialogo delle voci, conoscere e integrare i nostri sé nascosti", ed. Amrita; "Il critico interiore, come trasformarlo in un potente alleato", ed. Gruppo Futura; "Tu ed io, incontro, scontro e crescita nelle relazioni", ed. MIR

N.B.: le immagini delle Dee sono tratte dai "Tarocchi dell'Olimpo",  ed. Lo Scarabeo