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sandra muzzi tel. 338/1622803
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DEMETRA DEA
DELLE MESSI, NUTRICE E MADRE profilo mitologico (*) Demetra, dea delle messi, presiedeva all’abbondanza dei
raccolti. I romani la Nell’Inno a Demetra veniva descritta come “quella temibile dea dagli splendidi capelli e dalla spada d’oro”, (probabilmente un’immagine poetica per indicare il covone di grano maturo che era il suo simbolo principale). Veniva raffigurata come una bellissima donna dai capelli d’oro, vestita di blu o, soprattutto nella scultura, come una figura matronale seduta. Parte del nome di Demetra, meter, sembra significare “madre”, ma non è affatto chiaro a che cosa si riferisca il de, o il più antico da. Veniva venerata come una dea madre, in particolare madre delle messi e della fanciulla Persefone (la romana Proserpina). La vita di Demetra ebbe inizio allo stesso modo funesto di quella di Era: fu la secondogenita di Rea e Crono e la seconda a essere da lui inghiottita. Fu la quarta consorte regale di Zeus (Giove), che le era pure fratello, precedendo Era che fu la settima e ultima. Dall’unione di Zeus e Demetra nacque una sola figlia, Persefone, a cui Demetra era legata sia nel mito che nel culto. La storia di Demetra e Persefone, splendidamente narrata nel lungo Inno a Demetra , si incentra sulla reazione di Demetra al rapimento di Persefone da parte di suo fratello Ade, dio degli Inferi. Il mito di Demetra e Persefone divenne il
fondamento dei Misteri Eleusini, che per più di duemila anni furono i più sacri e i più
importanti rituali religiosi dell’antica Grecia, un culto a cui fu posta fine nel V
secolo d.C., con la distruzione del santuario di Eleusi da parte degli invasori Goti. IL RATTO DI PERSEFONE Persefone stava cogliendo fiori su un prato con le sue compagne, quando venne attratta da un narciso di straordinaria bellezza. Quando si fu avvicinata per coglierlo, il suolo le si spalancò davanti. Dalle profondità della terra emerse Ade sul suo carro d’oro tirato da neri cavalli, l’afferrò e sprofondò nuovamente nell’abisso, veloce come ne era venuto; Persefone lottò e gridò perché Zeus la soccorresse, ma non le giunse alcun aiuto. Demetra udì l’eco delle grida di Persefone e accorse a cercarla. Cercò la figlia rapita per nove giorni e nove notti, per tutto il mare e tutta la terra. In quella ricerca disperata non si fermò né per mangiare né per dormire né per lavarsi. All’alba del decimo giorno, Demetra incontrò Ecate, dea della luna nera e dei crocicchi, che le suggerì di recarsi con lei da Elio, dio del sole (una divinità della natura che condivideva questo appellativo con Apollo). Elio disse loro che Ade aveva rapito Persefone e l’aveva portata nel mondo sotterraneo per farla sua sposa contro la volontà di lei. Inoltre disse che il rapimento e la violenza da lei subiti erano stati ratificati da Zeus. Consigliò pertanto a Demetra di smettere di piangere e di accettare l’accaduto: dopo tutto Ade non era un genero da disdegnare. Demetra rifiutò il consiglio. Ora, insieme al dolore, sentiva l’oltraggio e il tradimento di Zeus. Abbandonò l’Olimpo, si travestì da vecchia e andò vagando, irriconoscibile, per le città e le campagne .... omissis ..... rifiutando di adempiere alla propria funzione di dea delle messi. La conseguenza fu che niente poteva crescere e niente poteva nascere. La carestia minacciava di distruggere la razza umana, privando le divinità dell’Olimpo di offerte e sacrifici. Alla fine Zeus se ne accorse, dapprima inviò la sua messaggera Iride a implorare Demetra di tornare, poi, dal momento che lei non si lasciava commuovere, ogni divinità a turno si recò a trovarla, portandole doni e onorificenze. A ciascuno di loro la furibonda Demetra rese noto che non avrebbe rimesso piede sull’Olimpo, né consentito che niente crescesse, fino a quando Persefone non le fosse restituita. Alla fine Zeus reagì, mandò Ermes, messaggero degli dei, da Ade, ordinandogli di restituire Persefone in modo che “la madre, vedendola con i propri occhi, abbandonasse la collera”. Ermes si recò nel mondo degli inferi, dove trovò Ade seduto su un trono e accanto a lui Persefone, profondamente triste. All’udire che era libera di andarsene, la giovane dea si rallegrò e balzò in piedi con gioia per seguire Ermes, ma prima Ade le diede alcuni semi di melograno che lei mangiò. Ermes prese il carro di Ade per riportare Persefone dalla madre. Quando la vide, la dea corse ad abbracciare la figlia e si informò con ansia se avesse mangiato qualcosa nel mondo degli inferi. Se così non fosse stato le sarebbe stata restituita per sempre, ma poiché aveva mangiato i semi di melograno avrebbe trascorso due terzi dell’anno con Demetra e la rimanente parte nel mondo sotterraneo di Ade. Dopo che madre e figlia si furono riunite, Demetra restituì fertilità e crescita alla terra. Quindi istituì i Misteri Eleusini, quelle cerimonie religiose che ispiravano timore reverenziale e che agli iniziati era proibito rivelare, grazie a cui i mortali ebbero una ragione per vivere nella gioia e morire senza temere la morte. la donna Demetra (*) Rappresenta l’istinto materno che si realizza nella
gravidanza o nel dare agli altri nutrimento fisico, psicologico o spirituale: qualora il
suo bisogno di essere “nutrice” venga rifiutato o ostacolato può essere
predisposta alla depressione (nido vuoto). E’ impaziente di essere madre e questo
ruolo la realizza, come pure una professione come l’insegnamento, la cura dei malati,
attività consultive e qualsiasi rapporto dove aiutare gli altri. Le piace preparare grandi pranzi per la
famiglia e per gli ospiti. Nei rapporti è provvida,
soccorrevole, generosa e dà tutto ciò che vede necessario: una tazza di brodo caldo, un
abbraccio di conforto, denaro per aiutare un amico. Anche la sessualità ha questa
impronta di dedizione e nutrimento: più coccolona che sexy, dà al marito ciò di
cui ha bisogno e si sposa prima di tutto per avere figli: per lei l’atto fisico più
sessuale è allattare i figli, non fare l’amore con il marito. La sua capacità illimitata di
dare e l’incapacità di dire di no quando è troppo rischiano di affaticarla fino a
svuotarla. Per lei nutrire i figli è una
soddisfazione immensa, i figli sono il suo orgoglio e per il loro benessere farà
qualunque cosa con perseveranza, rifiutandosi di darsi per vinta. - Quando vogliamo
“cambiare marcia” ed essere più materne - Quando dobbiamo assistere, curare, aiutare. parole chiave DEMETRA (Cerere) DEA DELLE MESSI, NUTRICE E MADRE ARCHETIPO DELLA MADRE FIDATA, LEALE, PAZIENTE, PERSEVERANTE ISTINTO MATERNO NUTRIRE GENEROSITA’ DISINTERESSE SOLIDITA' lettura della Dea tramite il Voice Dialogue (°) LA MADRE – Quando parliamo della nostra madre interiore
parliamo di quell’energia che si propone in modo materno nei confronti degli altri.
Il modo in cui agiamo questa energia dipende molto dal modello che ci hanno fornito
dapprima nostra madre e poi altre donne importanti della nostra storia personale:
potremmo ricalcare questi modelli oppure essere diventate esattamente l’opposto. Ad
esempio, nostra madre era apprensiva e noi coraggiose e intraprendenti e in questo modo ci
rapportiamo ai nostri figli e alle persone di cui ci prendiamo cura. Ma l’aspetto che
più ci interessa in questo contesto è come facciamo da madre a noi stesse, alla nostra
Bambina interiore: nei rapporti con gli altri riceviamo un “feedback”, loro
reagiscono e rispondono al nostro comportamento e questo ci arriva molto chiaramente; più
difficile è percepire come reagisce la nostra Bambina interiore che ci invia segnali non
verbali, con sensazioni corporee o legate all’umore. Una madre amorevole è quanto serve alla Bambina interiore per stare bene; la Bambina ha bisogno di sentire che questa madre sa amarla così com’è, non per i suoi meriti o per quello che sa fare, ma solo perché esiste. ATENA DEA DELLA SAGGEZZA E DEI MESTIERI STRATEGA E "FIGLIA DEL PADRE" profilo mitologico (*) Atena, che i romani
chiamavano Minerva, era la dea greca della saggezza e dei In conformità con il ruolo di dea che
presiede alla strategia della battaglia in tempo di guerra e alle arti domestiche in tempo
di pace, Atena veniva rappresentata anche con la lancia in una mano e la ciotola o il fuso
nell’altra. Era protettrice di molte città, patrona degli eserciti e dea dei
tessitori, orafi, vasai e sarti. I greci credevano che fosse stata lei a dare
all’umanità le briglie per domare il cavallo, a ispirare i costruttori di
imbarcazioni nel loro mestiere e a insegnare agli uomini come fare l’aratro, il
rastrello, il giogo e il carro per i buoi. L’olivo era il dono speciale da lei fatto
alla città di Atene, un dono che aveva favorito la coltivazione di questa pianta. Atena veniva spesso rappresentata in forma di
civetta, un uccello associato alla saggezza e agli occhi grandi: due tratti caratteristici
della dea. Sul suo scudo e sull’orlo del suo abito erano raffigurati dei serpenti
intrecciati. Quando Atena veniva rappresentata in compagnia
di un altro personaggio, questo era invariabilmente di sesso maschile. Così, la si vedeva
accanto a Zeus seduto, nella posizione di guerriera che protegge il suo re; oppure veniva
collocata dietro o accanto ad Achille o a Ulisse, i più grandi eroi greci
dell’Iliade e dell’Odissea. Le capacità marziali e domestiche associate
ad Atena sottendono pianificazione ed esecuzione, entrambe attività che richiedono un
pensiero intenzionale. Caratteristiche del suo tipo di saggezza sono la strategia, la
praticità e i risultati concreti. Atena tiene in gran conto il pensiero razionale e
rappresenta il dominio della volontà e dell’intelletto sull’istinto e sulla
natura. Il suo spirito vive nella città: per Atena, al contrario di Artemide, i luoghi
selvaggi devono essere bonificati e conquistati. L’ingresso di Atena nel consesso degli dei dell’Olimpo fu spettacolare. Uscì dalla testa di Zeus con le sembianze di donna già adulta, con indosso una corazza d’oro splendente e in mano una lancia acuminata, emettendo un potente grido di guerra. In alcune versioni la sua nascita assomiglia a una sorta di parto cesareo: poiché Zeus durante le “doglie” soffriva di un’atroce emicrania, fu aiutato da Efesto, dio del Fuoco, che lo colpì alla testa con un’ascia a doppio taglio, aprendo la via per la fuoriuscita di Atena. Atena si considerava figlia di un solo
genitore, Zeus, a cui venne poi sempre associata. Era il suo braccio destro, la sola dea
dell’Olimpo a cui egli affidò il fulmine e lo scudo, simboli del suo potere. Non conobbe sua madre, Metis: in realtà sembrava ignorasse di averne una. Come narra Esiodo, Metis, una divinità dell’oceano nota per la sua saggezza, fu la prima consorte regale di Zeus. Quando rimase incinta di Atena, Zeus, con uno stratagemma, la fece diventare piccola e l’inghiottì. Era stato vaticinato che Metis avrebbe avuto due figli molto speciali: una figlia che per coraggio e saggezza avrebbe uguagliato Zeus, e un figlio rubacuori che sarebbe diventato dio degli dei e degli uomini. Inghiottendo Metis, Zeus si oppose al fato e fece suoi gli attributi di lei. Nella mitologia che la riguarda, Atena era protettrice, consigliera, patrona e alleata di alcuni uomini di valore, fra cui Perseo, Giasone e gli Argonauti, Bellerofonte ed Ercole. Durante la guerra di Troia si prodigò in
favore dei greci. Protesse i suoi favoriti, soprattutto Achille, il più formidabile e
vigoroso dei guerrieri greci. Più tardi aiutò Odisseo (Ulisse) nel lungo viaggio di
ritorno a casa. Atena non solo si battè per alcuni eroi e fu,
fra gli abitanti dell’Olimpo, la più vicina a Zeus, ma si schierò dalla parte del
patriarcato in quello che fu il primo processo nella letteratura dell’occidente:
diede il voto decisivo in favore di Oreste, che aveva ucciso la madre (Clitennestra), per
vendicare l’uccisione del padre (Agamennone). Apollo aveva parlato in favore di
Oreste sostenendo che la madre è soltanto colei che alimenta il seme piantato dal padre,
proclamando il principio della superiorità del maschio sulla femmina e citando come prova
la nascita di Atena che non era neanche stata partorita da un grembo di donna. I voti
della giuria erano pari quando Atena intervenne con il suo che fu decisivo. Si schierò
con Apollo, mandò libero Oreste e pose i principi del patriarcato al di sopra dei vincoli
materni. la donna Atena (*) Quando Atena è attiva nella sua psiche, la
donna coglie ciò che deve essere fatto e pianifica come realizzare ciò che vuole; è una
donna stabile ed estroversa, pratica, priva di complicazioni, disinvolta e fiduciosa, che
fa le cose senza tante storie, non ha conflitti mentali ed è fisicamente attiva. E’ quella che apre il cofano della
macchina per vedere cosa c'è dentro, che sa aggiustare le cose e impara a programmare un
computer perchè pensa in maniera lineare e chiara, attenta ai particolari. Può eccellere nel cucito, nella tessitura o
nel ricamo e gioire di varie attività artigianali, provando il gusto della sfida
rappresentata dall’esecuzione di un modello o dall’acquisizione di una
capacità. Vuole diventare qualcuno e per riuscirci
lavora sodo, prende sul serio la scuola, sviluppa un rigoroso atteggiamento allo studio e
sul lavoro si comporta in maniera professionale, obiettiva, impersonale e capace. Se manda avanti una famiglia è
un’organizzatrice efficiente, ha un sistema che funziona sia quando fa la spesa, sia
quando pulisce o cucina e per lei dover rientrare in un budget e spendere bene il denaro
è un compito eccitante - Ogni volta che abbiamo
bisogno di pensare con chiarezza in una situazione emotiva - Quando siamo in competizione nel campo
scolastico o di lavoro negli stessi termini di un uomo - Quando dobbiamo o vogliamo comportarci
in modo professionale e impersonale - Quando dobbiamo valutare una situazione in modo lucido e razionale e mettere a punto una strategia parole chiave ATENA (Minerva) DEA DELLA SAGGEZZA E DEI MESTIERI CAPACITA’ DI PIANIFICAZIONE E DI ESECUZIONE STRATEGIA PRATICITA’ RISULTATI CONCRETI LUCIDITA’ RAZIONALITA' IL PATRIARCA - Svaluta tutto quanto è della
donna, i valori ed i lavori tipicamente femminili. Per lui la famiglia è la struttura
fondamentale e la vede con un uomo che non sia una donnicciola, con una donna che è al
servizio del marito e con una prole sottomessa. Straordinariamente questi valori sono inculcati tanto profondamente nelle donne che sono loro stesse che li sostengono e li trasmettono di madre in figlia, per questo è una dea che li rappresenta: è Atena, “la figlia del padre", che il mito ci racconta "nata adulta dalla testa del padre", cioè con le sue idee, i suoi valori. FANCIULLA E REGINA DEGLI INFERI DONNA RICETTIVA E "BAMBINA DELLA MAMMA" profilo mitologico (*) La dea Persefone, che i romani chiamavano
Proserpina o Cora, compare anche lei Benché Persefone non fosse una delle dodici divinità dell’Olimpo, era la figura centrale dei Misteri Eleusini, che per duemila anni prima del cristianesimo furono la più importante religione dei greci, nei quali si viveva l’esperienza del ritorno, o del rinnovarsi della vita dopo la morte, attraverso la ricomparsa annuale di Persefone dall’oltretomba. Persefone fu l’unica figlia di Demetra e di Zeus. La mitologia greca, caso insolito, ne tace le circostanze del concepimento. All’inizio del mito Persefone era una fanciulla spensierata, che raccoglieva fiori e giocava con le amiche. Poi all’improvviso Ade emerse sul suo carro da una fenditura della terra, ghermì la fanciulla piangente e la portò nel mondo sotterraneo per farne la propria riluttante sposa. Demetra non accettò la situazione, abbandonò l’Olimpo, si diede da fare perché Persefone tornasse, e infine costrinse Zeus a cedere ai suoi desideri. Zeus mandò Ermes, il messaggero degli dei, a riprendere Persefone. Ermes giunse nel mondo sotterraneo e trovò una Persefone sconsolata, la cui disperazione si trasformò però in gioia quando scoprì che egli era lì per lei e che Ade l’avrebbe lasciata libera. Tuttavia, prima di lasciarla andare, Ade le diede alcuni semi di melograno che lei mangiò. Quindi salì sul carro con Ermes che la riportò velocemente da Demetra. Madre e figlia, una volta ritrovate, si abbracciarono con gioia, e Demetra si informò ansiosamente se Persefone non avesse per caso mangiato qualcosa nel mondo degli Inferi. Lei rispose di aver mangiato alcuni semi di melograno perché Ade l’aveva costretta a farlo “con la violenza e contro il suo volere” (cosa non vera). Demetra accettò la storia, e il ciclo che ne seguì. Se Persefone non avesse mangiato niente, le sarebbe stata restituita senza condizioni. Invece, avendo mangiato i semi di melograno, ora avrebbe trascorso un terzo dell’anno agli Inferi con Ade e due terzi nel mondo dei vivi, con lei. In seguito Persefone divenne regina degli Inferi. Quando eroi ed eroine della mitologia greca si recavano nel regno dei morti, Persefone era là a riceverli e a fare loro da guida. Nell’Odissea , l’eroe Ulisse si recò agli Inferi dove Persefone gli mostrò le anime di donne leggendarie; nel mito di Eros e Psiche, l’ultimo compito di Psiche fu quello di discendere nel mondo sotterraneo con uno scrigno che Persefone doveva riempire con l’unguento dell’eterna giovinezza per Afrodite; l’ultima delle dodici fatiche di Ercole portò anche lui da Persefone: l’eroe doveva ottenere il suo permesso di portare via Cerbero, il feroce cane da guardia dalle tre teste, che domò e mise al guinzaglio.
Persefone ha due aspetti: fanciulla e regina
degli Inferi. Come Kore rappresenta la fanciulla che ignora
chi sia ed è inconsapevole dei propri desideri o delle proprie forze. Come regina degli Inferi, rappresenta la
capacità di muoversi fra la realtà del mondo oggettivo e la realtà inconscia della
psiche, mediando tra i due livelli, integrandoli entrambi nella personalità e facendo da
guida ad altri che “visitano” il mondo sotteraneo nei sogni e nelle fantasie
(come terapeuta). - Quando non riusciamo a vedere
altro che le nostre aspettative (Era) o siamo convinte che “nessuno lo sappia
meglio di noi” (Demetra): Persefone ci aiuta ad essere più
aperte e flessibili - Quando vogliamo imparare ad essere gentili
con noi stesse (Persefone porta apertura anche nei confronti della propria psiche) - Quando vogliamo lavorare sui sogni PERSEFONE (Proserpina) ARCHETIPO DELLA FANCIULLA
INCONSAPEVOLE, PASSIVA, ATTENTA, OBBEDIENTE, CONDISCENDENTE, ETERNA ADOLESCENTE INDECISA. RICETTIVITA’ FLESSIBILITA’ DUTTILITA' MEDIUM E SENSITIVA lettura della Dea tramite il Voice Dialogue (°) LA BAMBINA VULNERABILE - Molti aspetti di Persefone richiamano la nostra Bambina interiore, quell’esserino indifeso e bisognoso che eravamo alla nascita. Allora non avevamo ancora costruito la nostra personalità o, in termini di Dialogo delle Voci Interiori, ancora non avevamo con noi quei “sé” che man mano ci avrebbero dato la possibilità di andare nel mondo. Appena nati siamo senza corazze, così come Persefone è inconsistente e “senza pelle”: così come lei si adegua a quanto gli altri si aspettano da lei, noi da piccole abbiamo sviluppato un comportamento compiacente, come unico strumento a nostra disposizione per procurarci cibo e amore, cioè per sopravvivere, quel “sé” Gentile che mette sempre al primo posto i bisogni e le richieste degli altri e che poco alla volta ci porta a non conoscere più le nostre necessità. ARTEMIDE DEA DELLA CACCIA E DELLA LUNA COMPETITIVA E SORELLA profilo mitologico (*)
Come dea
della vita selvaggia, e in particolare dei piccoli animali, veniva associata a molti
animali selvatici, simbolo delle sue qualità: il cervo, la daina, la quaglia, che hanno
tutti in comune con la dea una natura sfuggente. La leonessa era il simbolo della sua
regalità e della sua abilità di cacciatrice, e l’orso feroce rappresentava il suo
aspetto distruttivo. L’orso era anche un degno simbolo del suo ruolo di protettrice
dei piccoli (in Grecia, le fanciulle consacrate ad Artemide e poste sotto la sua
protezione, durante la fase preadolescenziale, erano dette arktoi, o orse). Era poi
associata anche al cavallo selvatico, che girava libero con i suoi compagni, come Artemide
con le sue ninfe.
Artemide era la sorella gemella di Apollo, dio
del sole, nata prima di lui. La madre Leto (Latona per i romani) era una divinità della
natura, figlia di due Titani, il padre era Zeus, re dell’Olimpo. Quando
venne il tempo per Leto di dare alla luce i suoi figli, sorsero grandi ostacoli. Ovunque
si rivolgesse era infatti sgradita, perché tutti temevano la collera vendicativa di Era,
moglie legittima di Zeus. Trovò finalmente rifugio sulla desolata isola di Delo, e diede
alla luce Artemide che, appena nata, l’aiutò nel lungo travaglio e difficile parto
di Apollo. Per nove giorni e nove notti Leto soffrì dolori atroci a causa degli sforzi
vendicativi di Era. Artemide, che fu la levatrice di sua madre, venne quindi considerata
anche la dea del parto. Le donne si rivolgevano a lei come “soccorritrice nel dolore,
lei che dal dolore non viene sfiorata”. La pregavano di porre fine al loro travaglio
o facendo nascere il bambino o dando loro “una morte dolce” con le sue frecce. Quando Artemide compì tre anni, Leto la portò sull’Olimpo per mostrarla a Zeus e alla sua divina parentela. Nell’Inno ad Artemide il poeta Callimaco la descrive seduta sulle ginocchia di suo padre, che estatico “si chinava su di lei e la carezzava dicendo: ‘Quando le dee mi portano figlie come questa, la collera della gelosa Era mi turba assai poco. Figlioletta mia, avrai tutto ciò che desideri". Artemide
chiese arco e frecce, una muta di cani con cui andare a caccia, ninfe che
l’accompagnassero, una tunica abbastanza corta per correre, montagne e terre selvagge
come luoghi tutti suoi e castità eterna: tutte cose che il padre le concesse, con in più
il privilegio di poter fare personalmente le sue scelte. Nei miti
che la riguardano, Artemide agiva in maniera rapida e decisa per portare protezione e
soccorso a chi si rivolgeva a lei chiedendo aiuto ed era altrettanto rapida nel punire chi
la offendeva. Benché
conosciuta come dea della caccia, Artemide era anche dea della luna. Si sentiva
a suo agio alla notte, quando vagabondava nel suo regno selvaggio alla luce del pianeta o
di una torcia. Nelle sue sembianze di dea della luna era collegata a Selene e ad Ecate, e
insieme erano considerate una trinità lunare: Selene aveva potere in cielo, Artemide in
terra, Ecate nell’arcano e misterioso regno sotterraneo. la donna Artemide (*) Rappresenta qualità’ idealizzate dai
movimenti femminili: realizzazione e competenza, indipendenza dagli uomini e dalle loro
opinioni. Senso di integrità, di completezza (atteggiamento del tipo “So badare a me
stessa" ) che le permette di funzionare da sola, fiduciosa di sè e indipendente, e
di cercare le proprie mete in un ambito di sua scelta. L’archetipo Artemide dà alla donna la
capacità di concentrarsi su qualsiasi cosa lei consideri importante, senza lasciarsi
distrarre nel suo cammino nè dai bisogni nè dalla competitività altrui. Fin da piccola può essere considerata una
bambina ostinata per la sua straordinaria capacità di concentrarsi su di un compito
scelto da lei e già vive sentimenti forti in relazione alle cause e ai principi che
sostiene: spesso diventerà “l’avvocato delle cause perse”, la
riformatrice, la “voce che grida nel deserto” o l’artista che continua a
lavorare senza ottenere incoraggiamenti o successo commerciale. Mette grande impegno nel lavoro che spesso ha
scelto per un ideale. Attratta da luoghi selvaggi e incolti,
rappresenta l’unione spirituale delle donne con la natura quando ci serve Artemide (*) - Quando abbiamo bisogno di concentrarci
su di un nostro obiettivo - Quando ci serve trovare uno stato di
distanza, di distacco emotivo - Quando ci troviamo a dover badare a noi stesse da sole parole chiave ARTEMIDE (Diana) CORAGGIO PERSEVERANZA COMPETITIVITA’ ATTIVISMO SPIRITO FEMMINILE INDIPENDENTE ARCIERA TESA ALLA META ARCHETIPO DEL FEMMINISMO VOLONTA’ DI VINCERE Soffocata da secoli di patriarcato, è riemersa con l'irruenza propria del movimento femminista portando con sé la rabbia accumulata nei secoli in cui era rinnegata: “ripulire” la Matriarca della sua carica negativa, di rivendicazione rispetto al maschile, per godere della sua valenza positiva è il compito delle donne di questa epoca che porterà ad una nuova Donna di Potere. IL RIBELLE - E’
un’energia “contro”: contro le regole, contro le ingiustizie, contro le
mode……. Spesso la sperimentiamo da adolescenti quando, nei primi tentativi di
trovare una nostra individualità, ci ribelliamo ai genitori quasi solo come prova delle
nostre forze e non tanto in quanto i loro valori e i loro credo siano effettivamente
diversi da quelli che cominciamo a sentire nostri. In questo senso la possiamo vedere come
un’energia un po’ infantile che i ragazzi sperimentano come in una virtuale
palestra di vita, mentre da adulti sviluppiamo più energie “a favore” delle
nostre idee. Essere “contro” crea spesso un’ondata di ritorno negativa:
così è successo col movimento femminista, che partendo dalle rivendicazioni dei diritti
delle donne ha finito per creare parecchie donne più maschili degli uomini. Quando ci ribelliamo a modalità di vita che
abbiamo subito per troppo tempo, si tratti di un lavoro che non ci piace più, una
famiglia troppo impegnativa, un rapporto in cui ci sentiamo vittime, quando, insomma,
diciamo “Basta, non ne posso più”, non dobbiamo dimenticare che in quel lavoro,
negli impegni di quella famiglia, in quel rapporto sono state coinvolte energie, voci, che
non scompaiono solo perché il Ribelle ha deciso che vuole dare una svolta: chiediamoci
come si sentiranno questi nostri Se' interiori, poiché per loro ci sarà
sicuramente un lutto da elaborare. ESTIA DEA DEL FOCOLARE E DEL TEMPIO VECCHIA SAGGIA E ZIA NUBILE profilo mitologico (*) Estia era la dea del focolare, o più
precisamente, del fuoco che arde su un focolare Estia era la primogenita di Rea e di Crono, e quindi sorella maggiore degli dei dell'Olimpo della prima generazione e zia nubile di quelli della seconda. Per diritto di nascita era una delle dodici maggiori divinità dell'Olimpo, dove tuttavia non abitava, cosicchè non protestò quando Dioniso, dio del vino, crebbe d'importanza e la sostituì nella cerchia dei dodici. Poiché non si coinvolse nelle storie d’amore e di guerra che hanno tanta parte nella mitologia greca, è la meno conosciuta fra le divinità greche più importanti. Era tuttavia tenuta in grande onore e a lei venivano destinate le offerte migliori che i mortali presentavano agli dei. La breve mitologia di Estia è riferita in tre inni omerici. Viene descritta come “la venerabile vergine Estia”, una delle tre dee che Afrodite non riesce a sottomettere, a persuadere, a sedurre o anche soltanto a “risvegliare a un piacevole desiderio”. Afrodite fece sì che Poseidone (dio del mare) e Apollo (dio del sole) si innamorassero di Estia. La desideravano entrambi, ma lei rifiutò fermamente, facendo solenne giuramento di rimanere per sempre vergine. Quindi, come spiega l’Inno ad Afrodite, “Zeus, in luogo del dono di nozze, le concesse uno splendido privilegio: la pose al centro della casa, destinataria delle offerte migliori. Riceve onore nei templi degli altri dei ed è una divinità onorata da tutti i mortali”. I due inni omerici dedicati a Estia sono invocazioni che la invitano a entrare nella casa o nel tempio. Dopo la nascita di un figlio, aveva luogo un secondo rituale estiano. Quando il neonato aveva cinque giorni, veniva fatto girare intorno al focolare, come simbolo della sua ammissione nella famiglia. Quindi seguiva un sacro banchetto festivo. Allo stesso modo, ogni città-stato greca, nell’edificio principale, aveva un focolare comune dove ardeva un fuoco sacro. Qui erano ricevuti ufficialmente gli ospiti. E in ogni nuova comunità che veniva fondata si portava il fuoco sacro dalla città di origine per accenderlo nella nuova. Così, ogni volta che una coppia o una comunità si accingevano a fondare una nuova sede, Estia li seguiva come fuoco sacro, collegando la vecchia residenza con la nuova, forse come simbolo di continuità e di interdipendenza, di coscienza condivisa e d’identità comune. Più tardi a Roma, Estia fu venerata come la dea Vesta. Qui il suo fuoco sacro univa tutti i cittadini in un’unica famiglia. Nei templi veniva custodito dalle Vestali, che dovevano incarnare la verginità e l’anonimato della dea. In un certo senso, ne erano la rappresentazione umana, sue immagini viventi, al di là di ogni raffigurazione scolpita o pittorica. Estia compariva spesso insieme a Ermes, che i romani chiamavano Mercurio, messaggero degli dei, dio loquace e astuto, protettore e guida dei viaggiatori, dio della parola e patrono dei mercanti e dei ladri. La prima sua effigie fu una pietra a forma di colonna, chiamata erma. Nelle case, il focolare rotondo di Estia era posto all’interno, mentre il pilastro fallico di Ermes si trovava sulla soglia. Il fuoco di Estia provvedeva calore e santificava la dimora, mentre Ermes rimaneva sulla soglia a portare fertilità e a tenere lontano il male. Anche nei templi queste due divinità erano legate l’una all’altra. A Roma, ad esempio, il santuario di Mercurio si ergeva a destra dei gradini che portavano al tempio di Estia. Così, nelle dimore e nei templi, Estia ed Ermes erano insieme ma separati. Ciascuno dei due svolgeva una funzione distinta e preziosa. Estia provvedeva il luogo sacro dove la famiglia si riuniva insieme, il luogo dove fare ritorno a casa. Ermes dava protezione sulla soglia della porta ed era guida e compagno nel mondo, dove la comunicazione, la capacità di orientarsi, l’intelligenza e la buona fortuna sono tutti elementi assai importanti. la donna Estia (*) Archetipo della concentrazione sul mondo
interno, punto fermo che dà senso all’attività, punto di riferimento che consente a
una donna di rimanere salda in mezzo al caos del mondo esterno. Silenziosa e non invadente, la sua presenza
crea un’atmosfera di calore e di ordine che dà un senso di pace, la sua casa è un
santuario quieto, un luogo di pace. Priva di ambizione e di iniziativa, non
desidera riconoscimenti sul lavoro, non dà importanza al potere e non conosce strategie
per farsi strada, lavora con costanza e lealtà e rimane fuori dai giochi politici e dai
pettegolezzi. Eccelle in lavori che richiedono immobilità e
pazienza (modella, fotografa). Nei rapporti di amicizia è un rifugio sicuro,
sa ascoltare con animo comprensivo, attento. E’ una buona moglie e brava donna di casa
che prepara e cucina per ricevere gli amici e poi rimane sullo sfondo mentre il marito
intrattiene gli ospiti. Ma più spesso è la zia nubile o entra in
convento o in un Ashram, soprattutto verso la mezza età. I valori femminili legati al suo archetipo
(l’importanza del santuario interiore, il viaggio interiore per trovare senso e pace,
e della famiglia come santuario e sorgente di calore) vengono spesso sottovalutati nella
nostra società e le donne spesso li riscoprono quasi per caso quando “governano la
casa con atteggiamento contemplativo”, cioè dedicandosi ad un compito per volta, ad
una stanza alla volta, dedicandole tutto il tempo necessario, lasciandosi assorbire
totalmente, senza fretta e godendosi l’armomia che ne deriva. quando ci serve Estia (*) - Quando ci accorgiamo che
i tradizionali valori femminili sono svalutati (dalla società o da noi stesse!) - Quando vogliamo ritrovare il gusto di
vivere la nostra casa come focolare e le faccende domestiche come rituali sacri. ESTIA (Vesta) INTROVERSIONE PAZIENZA SAGGEZZA ANTICA AUTOCANCELLAZIONE E ANONIMATO APPREZZAMENTO DELLA SOLITUDINE LA VECCHIA SAGGIA - C’è
un’età in cui la donna acquisisce una particolare saggezza: è l’età che
inizia con la menopausa, un’età che le nostre madri e altre generazioni prima di
loro hanno vissuto drammaticamente, come la fine del loro valore nel mondo non avendo più
la funzione di generare figli. Finchè il patriarcato ha dominato la psiche femminile, le
donne non hanno riconosciuto il valore di questa fase della vita in cui l’energia,
non più dispersa col sangue mestruale, rende la donna simile alla dea Ecate,
divinità legata alla luna nera, al potere nascosto, raccolto in se stesso, in attesa di
dispiegarsi con rinnovata potenza. La donna anziana, se non intimidita dai credo
patriarcali, è un punto di riferimento, conforto, consolazione per i giovani inesperti; i
suoi occhi, che oggi vedono male da vicino, si sono avvicinati a infiniti aspetti della
vita e dopo averli scrutati, sperimentati sulla sua pelle ora ispessita e ruvida, ora non
la coinvolgono più, non la possono più travolgere, sconvolgere. Ora questa donna può
con distacco obiettivo ed esperto insegnarci molto della vita se sappiamo con umiltà
riconoscere che le sue esperienze sono le stesse nostre, che le sue non sono parole
inutili quando ci avvisano su rischi e pericoli, quando possiamo credere che i suoi
consigli possono evitarci dolori che lei ha già provato anche per noi. DEA DELL'AMORE E DELLA BELLEZZA DONNA CREATIVA E AMANTE profilo mitologico (*)
“Aurea” fu l’aggettivo più
frequente usato dai greci per descrivere Afrodite: per loro voleva dire”bella”.
E secondo Paul Friedrich, studioso insigne della dea, oro/miele, oro/parola, oro/seme sono
linguisticamente collegati, a simbolizzare i più profondi valori di procreazione e di
creatività verbale della dea. Afrodite veniva associata ai colombi, uccelli che tubano
inseparabili; ai cigni, noti per la loro bellezza e fedeltà; ai fiori, in particolare le
rose, tradizionalmente dono degli amanti; alle dolci fragranze e ai frutti, e soprattutto
le mele d’oro e le sensuali melagrane, rosse come la passione (un simbolo che
Afrodite ha in comune con Persefone). GENEALOGIA E MITOLOGIA Secondo la versione di Omero, Afrodite nacque nel modo consueto: semplicemente come figlia di Zeus e della ninfa del mare Dione. Secondo la versione di Esiodo, la sua nascita fu la conseguenza di un atto di violenza. Crono (che più tardi sarebbe divenuto capo dei Titani e padre della prima generazione degli dei dell’Olimpo), tagliò con un falcetto i genitali del padre Urano e li gettò in mare. Dal rimescolamento di sperma e acqua si sollevò una candida schiuma da cui nacque Afrodite, emergendo da questa fecondazione oceanica come una dea già adulta. L’immagine di Afrodite che emerge dal mare fu immortalata nel Rinascimento da Botticelli, nella Nascita di Venere. Il dipinto la rappresenta nuda, piena di grazia e di delicatezza, eretta su una conchiglia marina, spinta a riva dalle divinità dei venti, fra una pioggia di rose. Narra il mito che Afrodite approdò sull’isola di Citera o a Cipro e quindi, accompagnata da Eros (Amore) e Imeros (Desiderio), fu scortata davanti all’assemblea degli dei e accolta come una di loro. Molti, colpiti dalla sua bellezza, la chiesero in sposa. A differenza di altre dee che non avevano scelto né i compagni né gli amanti (Persefone fu rapita e Demetra sedotta), Afrodite fu libera di scegliere. E scelse Efesto, lo storpio dio dei fabbri, del fuoco e della fucina. Fu così che il figlio che Era aveva rifiutato divenne il marito di Afrodite, un marito che lei spesso tradì. Non ebbero figli e il loro matrimonio può rappresentare l’unione della bellezza e della tecnica, da cui nasce l’arte. Nei rapporti amorosi, Afrodite fu compagna della seconda generazione di divinità maschili dell’Olimpo, la generazione dei figli, non quella dei padri quali Zeus, Poseidone e Ade. Amò Ares, dio della guerra, dal quale ebbe molti figli. Altro suo amante fu Ermes, messaggero degli dei, che accompagnava le anime nel mondo sotterraneo e proteggeva i viaggiatori, gli atleti, i ladri, il commercio e le comunicazioni, inventore degli strumenti musicali e “briccone” dell’Olimpo. Con Ares ebbe tre figli: una femmina, Armonia, e due maschi, Deimo (Terrore) e Febo (Paura), che accompagnavano sempre il padre in battaglia. Afrodite e Ares rappresentano l’unione delle due passioni incontrollate: l’amore e la guerra, che, quando sono in perfetto equilibrio, generano Armonia. Il figlio nato dall’unione di Afrodite e di Ermes fu il dio bisessuale Ermafrodito, che ereditò la bellezza di entrambi i genitori, dei quali ebbe anche il nome e le caratteristiche sessuali. Come simbolo, Ermafrodito può rappresentare la bisessualità (l’attrazione erotica verso entrambi i sessi), o l’androginia (l’esistenza, in una stessa persona, di qualità o di capacità tradizionalmente considerate maschili o femminili). Secondo alcuni racconti, Eros, dio dell’amore, fu un altro figlio di Afrodite. Come per la dea, i racconti sulla sua origine mitologica e sul momento della sua comparsa nel cosmo sono contraddittori. Esiodo racconta che Eros era una forza originaria della creazione, presente prima della comparsa dei Titani e delle divinità dell’Olimpo. Si pensava anche che fosse il dio che accompagnava Afrodite quando emerse dal mare. Tuttavia, miti successivi lo descrivono come un figlio senza padre di Afrodite. I greci lo raffiguravano in genere come un giovane uomo virile e altrettanto facevano i romani, che lo chiamavano Amore. Col tempo, Eros che, secondo la mitologia, aveva fatto la sua comparsa come forza originaria, perse sempre più importanza e ciò che oggi rimane di lui è rappresentato dal putto con l’arco e la faretra piena di frecce, noto col nome di Cupido. Rappresenta una forza immensa di cambiamento:
il processo attrazione - unione - fertilizzazione - incubazione - nascita è identico, sia
che si tratti di quanto ha luogo fra un uomo e una donna per il concepimento di un
bambino, sia che si tratti di un lavoro creativo, artistico. C’è comunque una magia
nell’aria: lo stato di incanto, di infatuazione che porta Afrodite e che determina il
piacere per l’amore e per la bellezza. Diventiamo la personificazione di Afrodite
ogni volta che ci innamoriamo (di un uomo o di un lavoro creativo): entriamo in un periodo
di coinvolgimento intenso e appassionato, in un’esperienza sensoriale
d’immersione nel momento che risveglia la vista, il tatto, l’udito,
l’immaginazione, il movimento, l’odorato e il gusto. L’amante e l’artista scopre spesso
che tutti i suoi sensi sono potenziati. Afrodite è sempre pronta a seguire qualsiasi
cosa la affascini e così come può passare per una lunga serie di storie amorose o da un
progetto creativo all’altro, può anche condurre una vita molto anticonformista. La qualità tipica della donna Afrodite è
più individuabile nel suo fascino che nel suo aspetto fisico: è un carisma personale, un
magnetismo e una sensualità naturale e inconsapevole. Come archetipo collegato al desiderio sessuale e all’istinto di procreazione, alcune donne avvertono con maggiore intensità l’influenza di Afrodite al momento dell’ovulazione. Alla donna Afrodite piacciono i bambini e
viceversa. Il bambino avverte che questa donna lo guarda con occhio che non giudica, ma
apprezza. Lei riesce a tirare fuori dal bambino sentimenti e capacità tali da farlo
sentire bello e accettato e spesso instilla in lui il senso di essere un po’
speciale, che gli dà fiducia e lo aiuta a sviluppare capacità e doti. Riesce a entrare
nello spirito del gioco e le è facile giocare “a far finta”. quando ci serve Afrodite (*) - Quando la vita di coppia è appiattita - Quando atteggiamenti critici o sensi
di colpa ci tolgono il piacere di fare l’amore o di creare un’opera artistica - Quando cadiamo nella trappola di
ritenere futile tutto ciò che non è produttivo: gioco, bellezza, piacere, danza,
massaggio - Quando vogliamo limitarci col cibo : Afrodite non si abbuffa, gode del piacere del cibo AFRODITE (Venere) DEA DELL’AMORE E DELLA
BELLEZZA DONNA CREATIVA E AMANTE INNAMORAMENTO SENSUALITA’ SESSUALITA’ MAGNETISMO ATTRAZIONE-UNIONE-FERTILIZZAZIONE-INCUBAZIONE-NASCITA lettura della Dea tramite il Voice Dialogue (°) IL BAMBINO GIOCOSO - La
dimensione del gioco è spesso rinnegata nell’adulto a favore delle “cose
serie” della vita e questo rappresenta una grave perdita per la nostra energia
vitale. Un atteggiamento “serioso” , cupo, nel lavoro,nelle attività
quotidiane,nei rapporti, segnala l’assenza del Bambino Giocoso, di quella parte di
noi che può coinvolgerci in qualunque attività solo per il gusto di farla, senza la
tensione verso il risultato, vivendo il piacere del momento senza pensare al
“dopo”. Ridere è una cosa molto seria, anche se può sembrare un non senso:
ridere è un’ottima medicina e tutti noi sappiamo che la salute è una cosa seria,
siamo pronti a spendere un patrimonio in visite mediche e medicine quando potremmo
adottare quest’ottima forma di auto-cura, farsi un sacco di risate. Il detto popolare
“Il riso fa buon sangue”trova conferma nella fisiologia della respirazione e
della circolazione sanguigna: ridendo il diaframma si muove profondamente e ritmicamente
favorendo una respirazione più completa con conseguente ottimizzazione
dell’ossigenazione del sangue, abbassamento della pressione e potenziamento del
sistema imunitario. E’ da questi presupposti che da qualche anno si va diffondendo la
“gelotologia” (dal greco gelos, riso), una cura che attraverso il buonumore e le
emozioni positive stimola le nostre possibilità di guarigione. Una risata guarì Demetra
dalla depressione in cui era caduta al ratto di Persefone: l’ancella Baubo si dipinge
sul ventre un volto bizzarro in cui gli occhi sono i seni, la bocca coincide con
l’ombelico e il mento barbuto è formato dal triangolo dei peli pubici. Coperta dal
peplo si presenta alla dea che rifiuta come al solito il cibo: in risposta Baubo scopre
repentinamente il corpo provocando la risata terapeutica che porta Demetra fuori dal
lutto.
ERA DEA DEL MATRIMONIO DONNA FEDELE E MOGLIE profilo mitologico (*) La maestosa, regale, splendida Era, che i
romani conoscono come Giunone, era la GENEALOGIA E MITOLOGIA Figlia di Rea e di Crono, Era fu inghiottita dal padre appena nata, come accadde a quattro dei suoi fratelli. Quando emerse dalla cattività nel corpo di Crono era già fanciulla e venne affidata alle cure di due divinità della natura, che furono come due anziani genitori adottivi di alto lignaggio. Era divenne una dea bellissima. Attirò su di sé l’occhio di Zeus, che a quell’epoca aveva spodestato Crono e i Titani, diventando il signore degli dei. (Non importa che fosse suo fratello: gli dei dell’Olimpo, quanto a rapporti, avevano regole, o mancanza di regole, tutte loro). Per avvicinarsi alla virginea fanciulla, Zeus si trasformò in un tenero e tremante uccellino, che la impietosì. Per riscaldare quella creatura infreddolita se lo pose sul seno. Zeus abbandonò allora il travestimento, riprese l’aspetto maschile e cercò di prenderla con la forza, ma senza successo. Lei resistette alle profferte amorose finchè lui non promise di sposarla. Si dice che la luna di miele sia durata trecento anni. Quando la luna di miele finì era proprio tutto finito. Zeus tornò alle sue abitudini promiscue di prima del matrimonio (prima di sposare Era aveva avuto sei diverse consorti e molti figli). Tante e tante volte le fu infedele, suscitando la gelosia vendicativa della consorte tradita. Ma il furore di Era non si rivolgeva contro il marito, bensì contro “l’altra” (che il più delle volte era stata sedotta, violentata o ingannata da lui), contro i figli concepiti da Zeus, o contro testimoni innocenti. La dea era oltraggiata dalle molte storie amorose di Zeus, che disonorava il matrimonio per lei sacro e le dava ulteriore dolore favorendo i figli avuti da altre donne. Per colmo di ingiuria, Zeus diede vita da solo alla figlia Atena, dea della saggezza, dimostrando di non aver bisogno della moglie neanche per questa funzione. Era ebbe molti figli. Reagendo alla nascita di Atena in stile “occhio per occhio, dente per dente”, decise di generare da sola un figlio e concepì Efesto, dio del fuoco. Ma quando egli nacque con un piede storto – un figlio imperfetto, a differenza della perfetta Atena – lo rifiutò e lo scaraventò giù dall’Olimpo. Stando ad alcune narrazioni, Era fu anche l’unica genitrice di Tifeo, un mostro disumano e distruttivo, spaventoso e malefico. Anche Ares, dio della guerra, era figlio di Era e di Zeus, ma Zeus lo disprezzava perché nell’incandescenza della battaglia perdeva la testa. A ogni nuova umiliazione, Era reagiva in genere passando all’azione, ma collera e vendetta non erano le sole reazioni: a volte se ne andava.. I miti parlano delle sue peregrinazioni fino ai confini della terra e del mare, durante le quali si avvolgeva nella più profonda cupezza. Uno di questi miti narra il ritorno della dea alle montagne dove aveva trascorso i giorni di una giovinezza felice. Quando Zeus vide che non intendeva tornare, cercò di risvegliare in lei la gelosia annunciandole che stava per sposare una principessa del luogo. Organizzò quindi una finta cerimonia, in cui la sposa era una statua. Questo scherzo divertì Era che lo perdonò e fece ritorno all’Olimpo. Benchè la mitologia greca metta in risalto le umiliazioni e le vendette di Era, nel culto a lei tributato era invece molto rispettata. Nei rituali le venivano dati tre appellativi, in relazione a tre santuari dove la si venerava durante l’anno. A primavera la si onorava come Era Parthenos (Era la fanciulla o la vergine). In estate e in autunno la si celebrava come Era Teleia (Era la Perfetta o la Realizzata) , e in inverno diventava Era Chera (Era la Vedova). Questi tre aspetti corrispondevano ai tre stadi della vita della donna, rappresentati in rituali diversi. La donna Era si sente incompleta senza un
compagno, sente un profondo bisogno di realizzarsi all’interno di una coppia. Fin da bambina ha preferito il gioco “a
marito e moglie”, sa da sempre che si vuole sposare e si fidanza già coi compagni
dell’asilo. Da ragazzina per lei è importantissimo avere
un ragazzo fisso e si sposa molto presto. Per lei studio , lavoro, e perfino sesso e
figli sono abbastanza (se non molto) aspetti secondari della vita: la sua vita e i suoi
interessi ruotano intorno al marito, le piace farne il centro della propria vita e tutti
sanno che lui viene prima di ogni altra cosa (sono considerate da tutti “molto
sposate”) e persino i figli sanno che quanto c’è di meglio è sempre riservato
a lui. Il giorno del matrimonio è il più importante
della sua vita: si sente come una dea e vive la cerimonia delle nozze come un evento
sacro. E’ la sposa raggiante che percorre la navata verso lo sposo come in estasi. quando ci serve Era - Quando amiamo un uomo che ha bisogno
di fedeltà e la pretende - Spesso all’inizio della mezza età, quando ci accorgiamo di
avere concentrato le nostre energie esclusivamente nel perseguire mete prefissate (Atena e
Artemide), o di avere sempre evitato rapporti coinvolgenti (Persefone) o saltellato troppo
a lungo da una relazione all’altra (Afrodite) ERA (Giunone) DEA DEL MATRIMONIO, DONNA
FEDELE E MOGLIE CAPACITA’ DI LEGARSI, DI
ESSERE LEALI E FEDELI, DI SOPPORTARE LE DIFFICOLTA’ CON UN COMPAGNO E DI SUPERARLE L’IDEALISTA - E' quell'energia che "sposa" le idee e i principi, completamente l'opposto del MACCHIAVELLI, che ci permette di adeguare il nostro comportamento alle circostanze. Avere ideali dà un senso elevato alla nostra
vita; avere ideali di vita troppo elevati, invece, può essere troppo faticoso . Un esempio di ideale troppo elevato nella
coppia è dover condividere sempre tutto: è un’ideale molto attuale, nato con le
coppie moderne in cui i ruoli si sono allontanati da quelli tradizionali nel tentativo di
raggiungere un’idea di parità uomo-donna. La donna non è più sottomessa,
rassegnata al volere dell’uomo e vuole esprimere le sue idee, contemporaneamente
invita il compagno a renderla partecipe delle sue emozioni anche quando lui non si rende
ben conto di quanto gli sta succedendo a questo livello, poiché gli uomini non sono
tradizionalmente così in confidenza col mondo interiore quanto le donne, che sanno
verbalizzare molto meglio. Così può succedere di cadere nella trappola di voler chiarire
sempre tutto e possibilmente subito senza rispettare i tempi dell’altro, forzando ,
appunto, una condivisione non ancora matura o addirittura non
opportuna, in nome di un ideale di coppia-che-condivide-tutto non adeguata alla maturità
e alla vulnerabilità dei due normalissimi, umanissimi esseri coinvolti nella storia. LA VITTIMA - La Vittima
è una voce adulta seduta sulla testa del Bambino Interiore”: questa frase rende
molto bene la tonica di questa energia che apparentemente sembra debole e indifesa, mentre
in realtà è potentissima e non c’è niente di meglio per tenere in scacco
un’intera famiglia, tenerla in pena, tiranneggiarla ottenendo compassione a fiumi.
E’ una forma distorta di potere che
ottiene una forma distorta di amore: la pietà. Un atteggiamento mesto e dimesso tipo
“Povero me” e “Quanto mi fanno soffrire” può essere un’arma
vincente per tenere legato un marito facendolo sentire in colpa per un tradimento reale o
potenziale o lasciandogli quella vaga e sgradevole sensazione di non fare abbastanza o di
non fare le cose giuste. La Vittima si sviluppa quando non impariamo a
gestire il potere (III chakra) e lo deleghiamo agli altri (*) tratto da "Le dee dentro la donna" di Jean S. Bolen (°) come indicato nella pagina "il mio percorso", le mie conoscenze sul Voice Dialogue derivano dagli insegnamenti della D.ssa Franca Errani, dai cui scritti ho tratto spunti per la "lettura delle Dee tramite il Voice Dialogue", nonchè dai seguenti testi di Hal e Sidra Stone: "Il Dialogo delle voci, conoscere e integrare i nostri sé nascosti", ed. Amrita; "Il critico interiore, come trasformarlo in un potente alleato", ed. Gruppo Futura; "Tu ed io, incontro, scontro e crescita nelle relazioni", ed. MIR N.B.: le immagini delle Dee sono tratte dai "Tarocchi dell'Olimpo", ed. Lo Scarabeo
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